Il portale della musica Indie italiana

La sensazione che si prova nell’entrare è qualcosa di simile allo spaesamento. C’è bisogno di un attimo di tempo per fermarsi, realizzare di essere lì e capire come meglio muoversi. Sì perché l’Home festival, orgoglio della città di Treviso e, in generale, del panorama dei grandi eventi live in Italia (nel 2017 si è infatti aggiudicato il premio come Miglior Festival ai Coca Cola – Onstage Awards) offre una line-up talmente ricca e trasversale da rischiare di disorientare lo spettatore. Ma forse è anche questo il bello. L’atmosfera quasi da trance sensoriale, il bombardamento di stimoli di ogni tipo, il continuo oscillamento tra uno stage e l’altro (in tutto sono sette), la paura di poter lasciarsi sfuggire qualcosa (il fatto che molti artisti interessanti si siano esibiti in contemporanea, sicuramente non ha aiutato in questo senso). E allora ci si continua a guardare intorno per cercare di captare anche la più piccola sfumatura. Tutto è studiato nei minimi particolari. Il lavoro di squadra (e che lavoro di squadra!) c’è e si percepisce in ogni angolo. Sul palco principale, poco dopo l’apertura dei cancelli, si inizia con i ritmi sudamericani dell’indie pop dei Selton – forse un po’ sacrificati per quanto riguarda l’orario assegnatoli – empatici e travolgenti, immediatamente riconoscibili dalle loro calde sonorità. Esodo generale poi, in direzione del Sun68 stage per il live dei Canova. La giovane band milanese, dopo aver attraversato l’anno scorso in lungo e in largo la penisola con un tour di ben 113 concerti, ha concesso sporadiche apparizioni nel 2018 (tra le altre ricordiamo il sold out di gennaio registrato all’Alcatraz e la partecipazione al Concerto del primo maggio a Roma). Il cantante Matteo Mobrici ha definito “vintage” questa data trevigiana; sono stati infatti eseguiti ancora una volta quasi tutti gli ascoltatissimi brani di “Avete ragione tutti” – il fortunato album d’esordio del 2016 per l’etichetta Maciste Dischi – assieme a più recenti singoli “Threesome” e “Santamaria”. In chiusura, la promessa lanciata dalla band ai presenti è stata quella di rivedersi presto; l’occasione sarà il tour per l’atteso nuovo album, in uscita tra qualche mese. A sorpresa viene eseguito “Groupie”, uno dei pezzi, dal gusto pop retrò, che andranno a costituire proprio il loro prossimo lavoro. Un rapido salto al New Era stage, dove a far ballare il pubblico ci pensa Bruno Bellissimo, il producer e poli-strumentista italo-canadese che porta in scena il suo ultimo album “Ghetto falsetto”. Grande curiosità anche per CRLN, giovane cantautrice marchigiana classe ’93 che si muove tra l’indie pop, il soul e l’elettronica, fresca di pubblicazione del suo primo album “Precipitazioni” (2018 Macro Beats) e della collaborazione con il “cantautorrapper” Dutch Nazari nel brano “Da capo”. Ad attirare l’attenzione sul Jack Daniel’s stage ci pensano invece gli appariscenti Sam & Stènn, reduci della dodicesima edizione di X factor (dall’intesa con il loro coach, Manuel Agnelli, è nato il singolo “Baby run”), con un bel mix di inediti – tratti dal recente “Offbeat” – e di cover, una su tutte “Let’s Go to Bed” dei The Cure. A partire dalle 20.55 la folla è invece quasi tutta per la compagine post punk dei White Lies, capaci con il loro quarto album “Friends” (2016) di entrare rapidamente nella top20 di molti paesi europei. Al trio londinese è indirettamente spettato il compito di scaldare gli animi del pubblico che già aveva iniziato a raccogliersi in attesa degli Alt j, i veri headliner di questo day 1. Prima di loro, giusto il tempo di assistere alla performance de Lemandorle, autodefinitosi “un progetto nato in coda sulla Salerno-Reggio Calabria in un pomeriggio d’agosto degli anni ‘80”. Vero e proprio fenomeno virale a partire dal brano “Le Ragazze” (2016), per poi continuare con “Ti amo il venerdì sera” (2017), “San Junipero” (2017), “Le 4” (2018) e “Gelato colorato” (2018). I due, “un po’ dj, un po’ producer, un po’ cantautori”, accomunati da barba e look hip-hop, oltre ai loro cavalli di battaglia hanno fatto partire “alcuni pezzi per far ballare” puramente strumentali, dichiarando che prima o poi su queste stesse basi verranno scritti anche dei testi. Di poche ore successivo, è l’annucio sul profilo Instagram del loro primo ep – fuori il 7 settembre – contenente tre nuovi singoli: “Marta”, “Adesso” e “Se tu ti prendi”. Ed ecco che si ritorna al main stage, finalmente è il turno degli Alt J. Per l’alternative rock band si tratta dell’unica data estiva italiana, dopo che si erano esibiti a inizio febbraio di quest’anno al PalaLottomatica di Roma, per la promozione del loro ultimo lavoro “Relaxer” (2017) vero e proprio “trip” musicale tra sonorità eterogenee – da una “solenne” “Pleader” che richiama la musica sinfonica ad “In Cold Blood” che ricorda invece i primissimi Alt j. A colpire è anzitutto la scenografia, incentrata molto sull’effetto luci e la dispozione geometrica del trio sul palco, allineato su una stessa direttrice immaginaria quasi come se si trattasse di tre piccoli microcosmi indipendenti ma strettamente comunicanti. L’effetto complessivo cattura l’attenzione, peccando, però, forse di un po’ troppa fissità. La voce di Joe Newman percorre, quasi sempre in maniera impeccabile, una ricca scaletta che riempie senza troppe parole e interruzioni, l’ora e un quarto di live: tra i brani che si succedono, “Something good”, “Deadcrush”, “3WW”, “Matilda”, “Left hand free”, “Taro”, per concludere poi con “Breezeblocks”. Il gruppo londinese ringrazierà poi sui social fans e team per la fantastica estate all’insegna dei concerti, specificando che “senza di loro non riuscirebbero a fare nulla di tutto questo”. L’appuntamento è rimandato ad ottobre, per il tour inglese finale di “Relaxer”. Mancano ancora all’appello, il misterioso The André e il duo dei Coma_Cose. Il primo, occhiali scuri, cappuccio e chitarra, ha stupito e fatto sorridere il pubblico, a suon di rivisitazioni de andreiane di alcuni pezzi di punta della scena trap (Dark Polo Gang, Sfera Ebbasta ecc.) e indie (Coez, Calcutta, Lo Stato Sociale ecc.); insomma, un “tributo moderno al grande Maestro” che si cimenta nel “repertorio dei suoi colleghi contemporanei”. La reazione che si ha nell’ascoltare The André è quasi estraniante, ma si apprezza sicuramente l’originalità di un progetto del genere, che sta creando sempre più hype attorno a sé. Vedremo col tempo se queste aspettative di evoluzione saranno soddisfatte oppure no. Tra gli ultimi a scendere in campo troviamo l’ormai consolidata certezza dei Coma_Cose: Fausto e California registrano un’altissima affluenza sotto il tendone del loro palco, troppo piccolo per contenere tutti i fan accorsi. Si è trattato di un costante duetto con il pubblico, che accompagnava puntualmente con la propria voce ogni singola parola di successi quali “Pakistan”, “Nudo integrale”, “Post Concerto” e “Anima Lattina”. A stupire (e di questo forse non ci si abituerà mai) è il modo in cui i Coma_Cose gestiscono lo stage: esplosivi, colpiscono in maniera decisa in suono e in immagine. Degnissima conclusione di una serata ad alto standard qualitativo. Complimenti a tutti. Complimenti all’Home.

Alessandra Faccini