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Mi capita di suonare in vari posti e, tra questi, uno dei miei preferiti sono senza dubbio le radio. La maggior parte delle volte, si scopre qualcosa. Ieri, ad esempio, ho scoperto Ugolino, all’anagrafe Guido Lamberti.

La trasmissione in cui dovevo suonare, apriva infatti proprio col brano “Ma che bella giornata”.

Un pezzo datato 1970, che proiettò Ugolino verso una certa notorietà.

Il brano ha sonorità leggere, il cantante usa la sua cadenza (era originario di Paola, in provincia di Cosenza), per rendere tutto più ironico ma il testo, nasconde più di quanto sembri.

La canzone dipinge la giornata tipo di un uomo comune che, in modo quasi fantozziano, affronta le varie vicissitudini che gli capitano tra cambiali, capi incazzati e contrattempi.

Certe frasi però, sono molto più significative di altre.

«Mi accendo la radio o la televisione / m’accorgo che il mondo sta andando benone / vogliamoci bene dicono tutti / però l’indomani ci sono più lutti» canta Ugolino, che conclude il brano con una frase ancora più carica:

«mi infilo nel letto e dico a me stesso / che forse domani non sono lo stesso / il sonno che arriva mi porta conforto / m’illude che vivo ed invece son morto»

Nel contesto in cui sono inserite, queste frasi fanno magari sorridere ma analizzate in modo isolato, sono riflessioni forti che dipingono una società vittima del consumismo e che vive di corsa.

Incredibilmente, il brano è datato 1970.

Dopo quell’episodio l fortuna discografica di Ugolino è andata via via scemando, fino al suo ritiro in Valle d’Aosta dove vive tuttora e si dedica al teatro.

Così come Gaber, aveva infatti scritto uno spettacolo dal titolo Pinocchiaccio e così come Graziani, anche lui sosteneva che il Rock derivasse dalla tarantella, importata dagli emigrati italiani in America.