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Il sole è alto. Il tetto è illuminato e l’uomo vestito in nero che passeggia è totalmente avvolto dalla luce. Ha una tromba in mano. La porta alla bocca ed il viso scavato e stanco cambia espressione nel momento in cui inizia a suonare. Sembra perdersi nella musica.

Inizia così “Let’s get lost”, documentario del 1988, di Bruce Weber su Chet Baker.

Il film, da me riscoperto per caso (grazie cinema all’aperto), è un sentito viaggio nella vita del trombettista, in cui la sua musica diventa colonna sonora di quelle che sono state le sue alterne fortune. Il bianco e nero con cui il film è girato, risulta perfetto per raccontare la vita di Baker e Weber non nasconde nessuno degli aspetti del suo vissuto, siano essi positivi o negativi.

Non ha paura di mostrarlo stanco, consumato, perso ma anche sorridente, concentrato, divertito.

Ci mostra la sua famiglia, le sue mogli e le sue amanti.

Ci parla di droga, di successo, di fallimento e di colpe.

Non cerca di farne un eroe, Weber. Il suo lavoro ci mostra un uomo che fa i conti con la sua vita e un artista che non potrà mai essere dimenticato per quello stile unico, quella musicalità e quel sentimento che era in grado di racchiudere in una frase, una melodia o un assolo della sua mitica tromba, in cui è un piacere perdersi.