Il portale della musica Indie italiana

Parlateci del vostro ultimo lavoro. Cosa vi ha ispirato nella composizione?

Il nostro ultimo lavoro “La vera storia du pigeon boiteaux” è stato un vero e proprio disco nato dal cambiamento, quello dovuto al nuovo ruolo che ho deciso di intraprendere all’interno di questo nuovo progetto, in cui ho vestito i panni del cantante chitarrista per la prima volta nella mia vita,(ebbene si! Prima facevo il batterista) e l’altro dovuto all’approfondimento di un genere musicale (quello cantautorale) a cui avevo dato poca importanza fino a poco tempo prima della stesura delle canzoni. Tutto ciò è stato fonte di ispirazione per la composizione dei dieci brani che fanno parte del primo disco dei Cauteruccio, in cui passato e presente si sono fusi insieme riuscendo a prendere forme concrete grazie all’arrivo dei miei compagni di band.

Quali sono le vostre principali influenze?

Sicuramente “La vera storia du pigeon boiteux” non sarebbe quello che è senza le canzoni di Lucio Battisti e un disco di Dimartino (“Sarebbe bello non lasciarsi mai ma abbandonarsi ogni tanto è utile”); un cantautore sottovalutato a mio parere. Le voci di questi due artisti hanno rimbombato nella mia autoradio, nelle mie cuffie e nelle mia testa per i mesi dedicati alla composizione.

Come nascono i vostri brani?

I nostri brani nascono da una scintilla che diventa una piccola fiamma e prende piede e diventa sempre più forte, fino a bruciare ciò che le sta intorno ma che lascia a terra, invece che cenere, musica e parole.

In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Sarò romantico a pensarla così ma credo che nella maggior parte dei casi una pagina Facebook con tanti like sia la conseguenza di un buon disco o comunque di un disco atto a comunicare un certo tipo di messaggio, che sia riuscito ad arrivare a quelle persone che erano pronte a riceverlo. In caso contrario i like scompariranno lentamente e resterà una pagina Facebook senza contenuti e con una gloria passata che si trasformerà in arma a doppio taglio.

Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’alchimia che si crea fra i componenti di una band è una cosa così particolare e speciale che non abbraccia nessun tipo di relazione sociale classificabile con un aggettivo. Alle cose negative, che sono tante, è sempre meglio non pensarci!

Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Né approvo né disapprovo. Sono convinto che per un artista la possibilità di potersi esprimersi liberamente sia fondamentale, naturalmente nel rispetto delle situazioni e dei temi di cui parla. Detto ciò preferisco i musicisti che riescono ad esprimere i loro concetti non tanto con un’intervista o ad un loro live tra una canzone e l’altra, bensì con frasi all’interno di uno loro stesso pezzo, in modo da rendere il loro pensiero, che sia di tipo politico oppure no, subordinato alla propria musica e per questo più efficace!

Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Credo che esclusi pochi fortunati quello della musica più che un business sia una sofferenza! Musicisti, promoter, organizzatori e la maggior parte delle figure professionali che gravitano intorno alla musica fanno una gran fatica a portare a termine i propri progetti. Nonostante ciò il mondo musicale italiano è in continuo fermento, e questo si deve alla passione, l’impegno e l’amore che noi tutti (musicisti e addetti ai lavori) ci mettiamo quotidianamente.

Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Assolutamente si, le distanze si sono accorciate. Contattare un’artista, acquistarne una canzone, acquisire informazioni, non è mai stato prima di adesso così semplice. Il web ha avvicinato tutto il mondo, artisti e pubblico compresi.

Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Il confine tra indie e mainstream non esiste più da quando artisti che prima erano considerati indipendenti sono riusciti ad arrivare ad un pubblico molto ampio senza l’aiuto delle major ma affiancati da piccole etichette (adesso ex piccole).

Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

A patto che sia lecito credo che ogni mezzo possa essere preso in considerazione quando può aiutare e sostenere forme d’arte, quindi anche se noi non abbiamo mai usufruito di questo tipo di piattaforma, non ci vediamo niente di male!