Il portale della musica Indie italiana

Abbiamo incontrato Willie Peyote, atteso stasera sul palco del Flower Festival, che ci ha parlato della sua musica, delle sue influenze, di Torino e…dei viaggi in furgone.

1) Sei in tour con il tuo ultimo disco “Sindrome di Turet”. Un bilancio delle date fatte finora?

Un bilancio ottimo. C’è più gente di quella che ci aspettavamo e siamo molto contenti.


2) Hai partecipato al concerto del Primo Maggio di Roma. Com’è stata quell’esperienza?

Strana. Era la prima volta per me in un contesto del genere. E’ una bella centrifuga ma è stato anche molto emozionante.  Era anche responsabilizzante come evento. Bisogna fare bella figura in quel contesto.

3) Come avviene la genesi dei tuoi brani?

Fortunatamente non c’è un percorso uguale. I brani nascono in modo piuttosto naturale e non ho un modus operandi standard. In questo disco hanno collaborato più persone e non tutto è dipeso da me. Le canzoni fortunatamente vengono fuori da sole. Non so come, ma vengono fuori.

4) Quali sono le tue maggiori influenze?

Io nei miei dischi ho sempre messo tutto quello che ho ascoltato e che mi ha influenzato. Il rap ovviamente ma anche molto rock inglese e funk. Ci sono anche influenze che esulano dalla musica. Per esempio in questo disco c’è molta stand-up comedy. Ogni disco ha una vita propria e in questo ci sono anche riferimenti alla musica italiana anni ’70.

5) Cosa ne pensi dell’attuale scena rap?

Ci sono molte  cose che mi piacciono. Ascolto molti artisti rap e non. La scena musicale italiana è in fermento al momento. E’ tutto molto interessante e non solo nel rap. Anche la Tra tira fuori molti artisti interessante, così come l’indie che è un po’ il calderone in cui racchiudono tutto. In generale è un buon momento per la musica italiana.

6) Vieni spesso definito un artista Indie. Ti riconosci in questa definizione?

Oggi indie non è più un’etichetta di genere ma indica più l’approccio con cui si fa musica. A parte il Trap, tutto il resto è indie quindi sì, mi ci riconosco.

7) Hai notato differenze nel modo in cui si vive la musica dal vivo, nei vari luoghi in cui hai suonato?

Sì, in base al posto cambia anche l’età del pubblico. Al Sud è quasi sempre un pubblico più giovane. Ogni posto ha le sue peculiarità e a me piace scoprirle.

8) Un aspetto positivo e uno negativo dell’essere un musicista?

Quello positivo è che giro l’Italia e mangio un sacco di cose buone. Quello negativo è che girando tanto in furgone, mi viene il culo piatto.

9) Come vivi il rapporto con i social e che importanza hanno per un musicista?

Secondo me hanno un’importanza fondamentale per tutti, soprattutto per le nuove generazioni che ci sono nate dentro e lo usano come unico metodo di comunicazione. Per fare questo lavoro è fondamentale perché oggi la musica si diffonde con questi mezzi. Io sono di una generazione precedente e se non dovessi usarli per lavoro, probabilmente li userei molto meno. Sono però un ottimo mezzo per diffondere la musica e raggiungere persone anche molto lontane.

10) Preferisci suonare in studio o live?

Io preferisco il live, sinceramente. Preferisco farli dal vivo. Ovviamente è molto bello creare ma preferisco suonare dal vivo. Ti dà l’opportunità di fare un concerto diverso ogni volta, soprattutto ora che non suono più con le basi.

11) Un artista con cui ti piacerebbe lavorare?

L’altra sera al concerto di Roma si è palesato il maestro Daniele Silvestri e tra tutti, è quello con cui farei qualcosa più volentieri.

12) Cosa consigli a chi vuole fare il musicista?

Beh la musica va fatta anche nelle situazioni di merda. Tutti i ragazzi che oggi svettano in classifica, hanno fatto anche dieci anni di gavetta. Mi riferisco ai vari Paradiso, Coez ecc. Credo che la musica debba essere vissuta anche a livelli bassi, per imparare qualcosa. Non avere la puzza sotto il naso e suonare anche davanti a nessuno. Anche fare qualcosa di unico. Se una cosa la fanno già gli altri, è inutile che la faccia anche tu.

13) Cosa ne pensi della situazione live di Torino?

Purtroppo ci sono molti locali che chiudono e non riaprono. I Murazzi sono bloccati da 6 anni. E’ un momento particolare. Per fortuna ci sono movimenti come SOSTorino e altri che si stanno muovendo per cercare di migliorare la situazione. Torino al momento è una città in cui si suona meno di quanto si potrebbe suonare. Ci sono pochi locali e anche il fermento che esiste in città, risulta bloccato da questa situazione. Credo però che riusciremo a superare questa situazione, con l’aiuto di movimenti che partono anche dal basso.

14) Cosa faresti per migliorare la vita della città?

Si potrebbe affrontare il tema in maniera meno manichea, evitando di mettere i residenti contro i giovani studenti. Non ha senso che in alcuni quartieri si crei questa diatriba. Si potrebbe vivere tutti in maniera più intelligente come fanno in altre città in Italia e in Europa. Creare luoghi in cui ci si possa divertire, senza dar fastidio alla gente, come i Murazzi. Si potrebbe superare l’impasse che impedisce la riapertura dei Murazzi e un bel problema lo avremmo già risolto.