Il portale della musica Indie italiana

Ha iniziato lo studio della tromba a 10 anni. E’ difficile iniziare lo studio di uno strumento così giovane?

In realtà non è più difficile di quanto possa esserlo da adulti. Lo studio di uno strumento musicale richiede molta costanza, perseveranza, tempo e passione. Quando si è bambini di solito mancano le prime due ma, in contropartita, si ha a disposizione la cosa più importante, ossia il tempo. La passione è invece un qualcosa che si crea poco a poco.

Vive e lavora in Francia ed ha suonato molto all’estero. Quali sono le principali differenze che nota nel settore musicale tra i vari paesi che conosce e l’Italia?

Si, ho avuto la fortuna di suonare praticamente in tutto il mondo e ogni paese ha differenze abissali nella gestione del settore musicale. Credo che ci sia in ogni caso una grossa differenza tra quello che è il settore musicale Europeo e quello Asiatico. La principale è indubbiamente la maggiore curiosità che il pubblico asiatico ha verso nuovi artisti contemporanei e i progetti musicali che essi propongono; questo maggiore interesse è chiaramente percepibile sia a livello di
presenza ai concerti che nell’acquisto di dischi. In Europa, per quanto riguarda la mia personale esperienza, si respira sempre una leggera indifferenza e scetticismo, soprattutto prima del primo brano, poi fortunatamente le cose migliorano durante il concerto.

Ha suonato in Indonesia, Giappone e Cambogia. Un ricordo in particolare di questa esperienza?

Il migliore ricordo è il calore del pubblico che è stato ovunque molto ricettivo fin dalle prime note. Durante la scorsa tournée asiatica, nell’estate 2017, proponevo ai concerti solo musica originale da me composta e pertanto il challenge era ancora più complicato; la reazione positiva da parte degli ascoltatori è quindi il segno che più mi è rimasto piacevolmente impresso.

Cosa ne pensa del music business attuale?

Quello della musica è un mercato in continua evoluzione nel quale è iniziata alcuni anni fa una grande rivoluzione in atto ancor oggi; mi riferisco ovviamente agli MP3 e allo streaming. Una rivoluzione in cui credo fermamente, in quanto offre la possibilità, a chiunque possiede una connessione internet, di accedere ad una discografia immensa. Quando la mia casa discografica mi invia i report dei download o degli streaming mi fa sempre un certo effetto leggere nomi di paesi dei quali ignoravo quasi l’esistenza. Il fatto che la mia musica possa potenzialmente essere ascoltata in tutto il mondo mi riempe di speranza e di stupore al tempo stesso.

Come vive il rapporto con i social? Li ritiene utili per la diffusione della musica?

Credo che come per il music business, con l’avvento dei social anche in campo mediatico si sia effettuata una rivoluzione importante. Sono fermamente convinto del potere e dell’utilità dei social nella diffusione della musica in generale in quanto permettono di amplificare l’utenza dell’universo musicale di ogni artista. Inoltre penso che i social rendano spesso le persone molto più “accessibili” e consentano di abbattere ogni sorta di barriera spazio-temporale. Ovviamente non si può negare che ci sono anche aspetti negativi. Il primo è che purtroppo vista l’enorme mole di informazioni che ci scorrono sotto gli occhi tutti i giorni, rischiamo a volte di non dare il giusto peso a quelle che meriterebbero effettivamente un maggiore interesse. Altro punto negativo è il rischio che l’artista venga valutato, non tanto per il suo talento e universo musicale, ma per il numero di visualizzazioni e di like ottenuti, e questo è molto demoralizzante.

Un aspetto positivo ed uno negativo nel fare musica?Il primo aspetto positivo che mi viene in mente quando penso alla musica, è che grazie ad essa ogni artista ha la possibilità di comunicare il proprio “messaggio personale” a chiunque, andando al di là delle barriere culturali e linguistiche. La musica è la forma d’espressione che ho scelto e soprattutto che ha aiutato una persona timida come me a realizzarsi in quanto artista ma, ancor prima, come individuo. Prima di essere un mestiere, la musica è per me una grande passione; e quando si parla di passioni difficilmente si riescono a trovare aspetti negativi. Ma riflettendo a fondo, riconosco che viaggiando molto non posso trascorrere con la mia famiglia il tempo che vorrei.

Vuole parlarci del suo ultimo lavoro “Guarda che Luna…Again”?

Mi piace definirlo come l’album delle prime volte: è infatti il mio primo album in duo, accompagnato dal mio grande amico e compagno di viaggi, il pianista Alessandro Collina, ed è il mio primo album di “cover” in quanto i miei precedenti album da leader sono interamente composti da brani originali.
Lo spunto per la realizzazione dell’album è nato in modo molto naturale e risale all’estate scorsa durante la seconda tournée asiatica. Il concerto che io e Alessandro proponevamo si basava essenzialmente su un repertorio di brani da me composti, ma avevo voglia trasmettere ad un pubblico così distante geograficamente e culturalmente, anche un po’ della nostra italianità; quale
modo migliore se non aggiungere al repertorio alcuni grandi classici della musica italiana? Durante la tournée eseguivamo solamente 2 brani degli 11 presenti sull’album (“Guarda che luna” e “O sole mio”) ma durante i 28 giorni insieme abbiamo avuto tempo per riflettere e discutere su quali altri brani includere. Poco dopo il rientro in Europa siamo andati in studio e in una sola giornata
abbiamo registrato l’intero album.
Cimentarsi con questi celebri brani è stato al tempo stesso stimolante e impegnativo. Stimolante in quanto sono tutte melodie molto caratteristiche, bellissime e a grande impatto emotivo…a volte provo anche invidia in quanto mi piacerebbe esserne io l’autore! In contropartita pero’ è stato molto impegnativo, soprattutto la fase di pre-produzione perché, obiettivamente, confrontarsi con degli artisti completi come Modugno, Buscaglione, Gino Paoli, non è mai una cosa semplice. Ma come dice il titolo dell’album, “Guarda che luna … Again”, ho voluto solo rendere i mio personale omaggio, ancora una volta, ad artisti che hanno segnato la storia della musica italiana in tutto il mondo.

C’è un artista con cui vorrebbe collaborare?

In realtà ce ne sono tanti e di tanti generi musicali differenti. La lista sarebbe troppo lunga e non sarei onesto con me stesso se facessi una classifica. Infatti da grande appassionato quale sono mi piace ascoltare ogni tipo di genere musicale ed artista, a condizione che la sua proposta artistica sia di qualità e autentica.