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LA RENDA: Il digitale ha superato le case discografiche

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Sicuramente se alla base non c’è un buon prodotto, difficilmente i “tanti like”
faranno la differenza. É vero però, che un disco ben “confezionato”, per arrivare a quante più orecchie possibili, ha bisogno di una strategia social che funzioni.


​2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Tra i tanti aspetti positivi c’è la condivisione, l’affiatamento e il duro lavoro che porta una band ad immaginare i propri momenti di gloria. La musica non può avere un lato negativo.

3 - Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Noi personalmente non amiamo avere un colore politico. È ovvio però che la
musica è anche e sopratutto comunicazione a prescindere dall’argomento.

4 – Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Nessun artista, per quanto bravo, celebre o potente, può oggi far a meno della distribuzione. Da qualche anno le piattaforme digitali di streaming musicale hanno più capacità di qualsiasi casa discografica o singola band di arrivare ad un ampio pubblico. Si è letto che Steve Jobs fosse il responsabile della morte della
musica. Certamente questi servizi non la stanno distruggendo, ma neanche valorizzando. É solo un compromesso tra industria musicale e chi distribuisce musica su internet.

5 – Le nuove tecnologie aiutano il rapporto tra musicisti e pubblico o hanno distanziato gli uni dagli altri?

Aiutano assolutamente. Crei un legame diretto con il pubblico. Hai modo di coinvolgerli in prima persona, rendendoli partecipi di ciò che sei e di ciò che stai creando. “L’attimo” di gloria arriva grazie a loro, accorciare le distanze tra chi fa musica e chi ascolta, non può che far piacere ad entrambi.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Non c’è confine. Oggi l’indie è mainstream. Indie is the new black. Semicit. :D

7 – Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?

É uno strumento straordinario, un finanziamento collettivo che premia il progetto e il lavoro grazie al proprio pubblico e che fa notare ancora di più quanto, ormai, essere una band equivalga quasi ad avere una piccola impresa.
Spesso però dipende dal seguito che si ha, una band emergente difficilmente all’esordio avrà un riscontro tanto forte da portare i propri fan ad investire sul lavoro del gruppo.
Quindi, Crowdfunding si, ma prima tanto lavoro.


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2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.