Passa ai contenuti principali

THE TWINKLES - Nick Mess risponde alle nostre domande

Abbiamo incontrato per voi Nick Mess, leader della storica punk band trevigiana The Twinkles.
Questa la sua intervista per la tribù di IndieDischi.

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

​Contano allo stesso modo. Voglio aggiungere che più che i “like” sono importanti i contenuti che devono essere originali e di qualità.



2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Partiamo da un aspetto negativo molto attuale: oggi il musicista, quello vero che
crea musica propria, si trova in grandissima difficoltà per trovare date live alla
propria band, visto l’enorme proliferare di cover e tribute. Questo aspetto, oltre ad essere frustrante, può demotivare.
Per quanto riguarda un aspetto positivo, posso dire che il musicista è una persona che normalmente ha un grado di ascolto verso tutto ciò che accade nel mondo più alto rispetto alla media. Proprio perché è abituato ad ascoltare con molta attenzione tutti i suoni che produce. Inoltre penso che i musicisti siano dotati di grande sensibilità.

3 - Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Credo che un artista sia libero di schierarsi o no politicamente. Approvo la politica nella musica, è una scelta artistica ed ogni band decide liberamente se trattare o no temi politici.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Credo che il music business non sia affatto meritocratico. Mi riferisco in particolare alla scena musicale italiana dove questa situazione si protrae da un bel po’ di tempo. In Italia, se conosci qualcuno che conta, riesci ad emergere
altrimenti hai lo 0,00001% di possibilità di diffondere la tua musica. Nonostante
tutto, non ci arrendiamo a credere che prima o poi la qualità viene premiata,
quindi “We come along”!

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Se fai riferimento alla partecipazione dei concerti dal vivo, credo che le nuove
generazioni siano un po’ più pigre e che a volte preferiscano guardare dei video su YouTube piuttosto che andare a vedere il live di una band.
Sotto alcuni punti di vista invece Facebook ha avvicinato musicisti e fan: è
possibile infatti leggere e rispondere immediatamente a richieste e commenti di
persone che ti seguono. Inoltre grazie alle pagine dedicate è possibile personalizzare i contenuti e condividerle ad un pubblico vasto. Ogni singolo
artista in questo modo ha l’opportunità di creare e costruire la propria fan base.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Credo che il confine sia quando hai il controllo delle tue azioni e quando invece
qualcun altro decide per te. Poi ci possono essere delle eccezioni, mi viene in
mente l’esempio dei Clash. Nel 1977 Mark Perry, il giornalista che ha fondato la
prima storica fanzine sul punk "Sniffin Glue", è stato anche uno dei più accaniti sostenitori del primo movimento punk (1976), un fenomeno che egli riteneva determinante per un vero cambiamento: dalla musica al sociale. Per lui i Clash rappresentavano la perfetta sintesi delle proprie aspirazioni, il gruppo impegnato ed incorruttibile, la vera coscienza morale del "movimento". Normale quindi che abbia reagito malissimo, da vero "amante tradito", alla firma
per la major CBS (1977) da parte della band. Deluso, lasciò questa frase alla "storia"; del rock di quel periodo: "Il punk è morto nello stesso momento in cui i Clash hanno firmato per la CBS". Oppure: "Bisogna crearsi una propria etichetta e stare lontani dalle grandi compagnie”.
Speriamo si sia ricreduto con il prosieguo della carriera dei Clash, che ad esempio, hanno imposto proprio alla CBS di vendere il triplo album “Sandinista” allo stesso prezzo di un album singolo. Questa è una cosa molto apprezzabile e dimostra come una band sia riuscita ad essere determinante in alcune scelte anche essendo sotto una major.

7 – Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

E’ una bella idea per raccogliere fondi anche se la mia opinione è che innanzitutto devono esserci dei fondi culturali statali disponibili per le band, in particolare per le band minori. In Italia bisogna dare molta più considerazione e spazio alla musica e all’arte in generale.


Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.