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BEKY - Credo tanto nel fare gavetta

Classe 1979, Ivano Vartuli, in arte Beky, è un artista con un bagaglio di esperienze notevole e variegato. La sua carriera ha toccato Rai Gulp, Radio DeeJay, i Panpers e lo ha portato a calcare alcuni dei più prestigiosi palchi del paese. Lo abbiamo incontrato per parlare con lui del suo primo disco, appena pubblicato. 


E’ appena uscito “Intenso”, tuo debut album. Vuoi parlarci della genesi di questo disco?

Questo disco è nato dall’esigenza di costruire qualcosa che parlasse di me, un’occasione per raccontare la mia storia. Dopo anni passati a scrivere per altri artisti, ho sentito che era arrivato il momento. La maturità dei brani mi apparteneva e finalmente lo stile si era consolidato.

Questo disco non è nient’altro che l’introduzione di una vita passata sugli strumenti, sui libri e nel sottobosco della musica. E’ la mia storia… che racconta di quante strade si aprono al di là delle delusioni e quanta speranza c’è ancora di poter vivere momenti bellissimi come la nascita di un disco di debutto come INTENSO.



Hai molta esperienza come musicista e arrangiatore, questo ti ha aiutato nell’arrangiare i brani con Stefano Malacarne?

Stefano Malacarne mi ha dato un grande aiuto, ma sicuramente il lavoro per lui è stato facilitato dal fatto che i “provini” erano già completi di ogni strumento e c’era già l’idea. Oltre ad aiutarmi ad arrangiare i brani ha lavorato anche al mix e al master del disco. Lo ritengo un bravo arrangiatore e ancor di più un fonico da studio eccezionale. La canzoni erano finite ma Stefano ha dato quel tocco in più che mi ha permesso di considerare il risultato più soddisfacente.

Sei il chitarrista di una band affermata, hai fondato un tuo studio di registrazione e lavorato in radio e tv. Vuoi parlarci di queste esperienze che hai accumulato nel corso degli anni?
Devo dire che è stato divertente imparare lavori diversi, fare nuove conoscenze e frequentare vari ambienti. Tra le varie esperienze, ho avuto la possibilità di fare il regista per la RAI, suonare con varie formazioni e, tuttora, lavorare con gli amici Panpers. Tutto è sempre partito da zero, un po’ come inventarsi un mestiere non sapendo niente e impegnarsi ogni giorno per imparare. E’ vero che bisogna sapersi “improvvisare”, ma ci si deve dedicare allo studio dell’argomento, se ci si vuole creare una professionalità.

Le mie esperienze lavorative sono state il mezzo per arrivare a capire meglio anche me stesso. Conoscermi e conoscere le mie attitudini e predisposizioni, mi ha reso possibile scrivere questo disco. Sapevo già dall’inizio che l’obiettivo era questo, e fare pratica nel montaggio video, nello speakeraggio e in tanti altri lavori nel settore dello spettacolo, sono serviti a costruire la mia sicurezza professionale e mi hanno consentito di “concedermi” finalmente al mio sogno. Scrivere di me e trasformarlo in musica.

Oggi si tende ad identificare l’artista indipendente con un genere, più che con un percorso creativo. Tu ti senti un artista indipendente?

L’artista indipendente secondo me è indipendente perché tutto ciò che fa è deciso da sé. Mi sento di avere una certa indipendenza, mettiamola così. Penso sia assolutamente scorretto usare la parola “indie” o “indipendente” classificandola come un genere musicale, perché non lo è! Le produzioni sono indipendenti e la gestione del lavoro di una band o di un’artista può essere indipendente, ma non rappresenta un genere musicale. Mi sento indipendente nelle scelte e, soprattutto, cosa più importante per me, nella creatività.

Quali sono le tue influenze?

Ho amato Michael Jackson alla follia. Da lui ho imparato tanto e ho sicuramente assimilato le caratteristiche di arrangiamenti e linee di voce. Ora, ascolto davvero qualsiasi cosa, ma se dovessi soffermarmi su chi mi ha ispirato in questo disco potrei citare gli artisti che ho ascoltato di più durante l’anno di stesura dell’ album: John Mayer, Bruno Mars, Ne-Yo, Usher e tanto Soul e R’n’B.

E’ vero che amo anche la Dance e il Rock vecchio stile, ma devo svelarvi che sono nato con l’Heavy Metal... da ragazzino adoravo Iron Maiden e Metallica!

Qual è la tua idea di successo?

Non ne ho una in particolare. Il successo può essere idealizzato in tanti modi diversi. Per me avere successo significa riuscire a dedicarmi notte e giorno a quello che amo. In un certo senso, il mio successo l’ho già raggiunto da anni. Faccio il cantante e il musicista, inoltre gestisco il mio studio di registrazione… non posso chiedere di meglio.

Non penso che nel profondo, per ciascuno di noi, il successo possa essere rappresentato dal denaro. Ne abbiamo indubbiamente bisogno e può migliorare la vita, ma dentro di noi sappiamo che non è il denaro che ci permette di essere felici, bensì realizzare i nostri sogni e riuscire a fare ciò che ci fa stare bene.

Hai mai partecipato o pensato di partecipare a un talent?

Non ho mai partecipato ad un talent, anche se un paio di volte sono stato tentato dal farlo.

Credo tanto nel fare gavetta, nel frequentare le “cantine” dove nascono le canzoni, credo nel tenere concerti nei club, anche quelli poco più grandi della mia cucina! Credo alle scommesse perse, al ripartire e alla continua progettazione. Tutto ciò mi fa tenere sveglia la mente.

I talent sono una grande occasione, ma bisogna essere consapevoli che sono una spettacolarizzazione del talento fine alla messa in onda televisiva… che di talento o musica si interessa poco.

Quanto è importante la cura dei social oggi, per un artista?

Penso sia molto importante saperli usare bene. I social devono essere un’arma in più per semplificare la vita. Spesso la complicano e si resta intrappolati in dinamiche ormai scontate e a volte dannose.

Io uso tanto i social e mi diverto anche molto, ma resta il fatto che esprimono una parte di vita, quella che vogliamo mostrare, mentre quella reale resta chiusa fuori dalle piattaforme web. Ho sempre lavorato molto grazie ai social e so che, se usati bene, possono davvero rendere la vita più divertente e anche più produttiva.

Durante un’intervista Angelo Branduardi mi ha detto: ”E’ più importante suonare in giro che fare dischi”. Tu cosa ne pensi?

Penso sia una grande verità. Stare sul palco è ciò per cui sono nato. L’emozione che si prova, l’adrenalina e tutto ciò che deriva da un concerto è qualcosa di indescrivibile. Il disco è un mezzo per far conoscere la propria musica e creare un archivio delle proprie opere, ma suonarle live è tutta un’altra cosa.

Quali sono i tuoi prossimi impegni in agenda?

Ho tanti concerti in arrivo, che vengono aggiornati di volta in volta sul sito www.bekyofficial.com, oltre agli impegni nelle radio, interviste e iniziative promozionali. Sono in preparazione anche i videoclip di altri brani del disco, piuttosto impegnativi ma credo di grande resa.

Non vi nascondo che sto già lavorando ad alcuni nuovi brani che, prenderanno forma piano piano e penso faranno parte di un secondo album.
Per il momento però, non vedo l’ora di portare questo disco live, insieme alla mia band.




Per sapere dove vedere Beky live, consultate la pagina dell'artista a questo link

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