Il portale della musica Indie italiana

1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco? 

Facebook è superato, adesso c’è Instagram! Comunque, noi siamo musicisti e cerchiamo di fare della bella musica, anche se siamo coscienti del fatto che l’accoppiata singolo-videoclip sia fondamentale per il successo di un artista.

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?


La soddisfazione quando senti le tue idee pompate da un bel mastering dopo mesi di lavoro; dall’altro lato la tristezza che ti pervade quando capisci che la gente preferisce ascoltare il DJ-Set al tuo lavoro suonato dal vivo.

3 – Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica? 


Abbiamo smesso di comune accordo di suonare ad eventi “colorati” politicamente, poiché pensiamo che non abbia troppo schierarsi eccessivamente con delle canzonette. Questo non vuol dire che siamo dei bistecconi, oppure dei formaggini: le nostre idee politiche le abbiamo anche noi, pensiamo che sia impossibile scindere il pensiero creativo dalla convinzione politica. Ci fanno un po’ ridere gli artisti che si professano di estrema sinistra quando sono fino al collo infilati nello show-business, o forse chi li ascolta, questo sì.

4 – Cosa ne pensate dell’attuale music business?


Pensiamo che finalmente l’Italia abbia una propria scena musicale e che ne debba andare fiera, nonostante il mondo della musica dal vivo sia un po’ in agonia.

5 – Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri? 


Questa è una bella domanda. E’ più facile far circolare la propria musica, ma in questo modo l’offerta diventa esageratamente vasta. Abbiamo recentemente scoperto un sito che raccoglie tutte le tracce che appaiono su Spotify ma che non sono mai state riprodotte, sono più di quattro milioni, questo fa pensare.

6 – Qual è il confine tra indie e mainstream? 


Sicuramente non il numero di copie vendute né il logo dell’etichetta discografica. Qualcosa che sta più nell’intenzione, nell’atmosfera, in inglese nel vibe di un determinato disco.

7 – Cosa pensate del Crowdfunding? Lo ritenete un mezzo veramente utile per i musicisti?


Può rivelarsi utile, è una buona trovata, speriamo che diventi sempre più popolare e capito da artisti e pubblico. Pensiamo di farne uso anche noi in un futuro prossimo.