Il portale della musica Indie italiana
1. Hai voglia di parlaci del tuo ultimo lavoro?


“Bello dove stavano gli hippies” è il nostro quarto lavoro, Comprende 
undici brani, composti tra il 1986 (“Tra le stalle padane”) ed il 2016 (“Bello dove stavano gli hippies”). Lo abbiamo realizzato tra luglio del 2016 e dicembre del 2017; è il nostro album più completo, quello in cui il suono del gruppo è maggiormente definito.

2. Cosa ti spinge maggiormente a comporre?

L’istinto che fa uscire inconsapevolmente le prime note. Poi la voglia di capire come una melodia appena abbozzata diventa una canzone finita. In un mondo sempre più incentrato sul web,cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco? Un buon disco. Ma senza gli strumenti per farlo girare il buon disco resta un esercizio di stile ad uso e consumo di chi lo ha realizzato, Soprattutto se si tratta di musica indipendente. Facebook è necessario per
raggiungere più ascoltatori e per condividere la musica che si realizza.


​3. Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Fare musica è bello e basta: permette di materializzare il sogno di chi, come noi, è cresciuto con la musica dentro.

4. Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Un musicista vive, realizza, subisce, guarda, legge, reagisce. Se trova giusto esprimere delle idee, prendere posizione, è giusto che lo faccia. Guai a snaturarsi.

5. Come affronti la preparazione al live?

In solitaria. Le esibizioni dal vivo sono a mio carico, chitarra e voce. E’ una scelta fatto a malincuore. Suonare in gruppo implica costi di gestione che spesso i locali non possono coprire. Suonare in perdita non ha tanto senso, così abbiamo preferito investire sulla realizzazione degli album. Ma non è detto che nel futuro prossimo la formazione si presenti al completo.

6. Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Mi guardo indietro e non trovo troppe differenze tra com’era e com’è diventato. Il music businnes era ed è orientato al profitto. Investe sul sicuro. Tanti anni fa c’erano più margini per rischiare, per investire.

7. Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Le nuove tecnologia aiutano, eccome, se per nuove tecnologie si intendono quelle che in sala permettono di lavorare meglio. Oggi si possono realizzare prodotti dignitosi senza spendere capitali enormi. Poi tocca a chi ascolta distinguere la qualità del suono e del lavoro. E promuovere o bocciare quello che sente.

8. Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Il confine che non dovrebbe esserci.

9. Cosa pensi del crowdfunding? Lo ritieni un mezzo utile per gli artisti?

Noi non usiamo il crownfounding. Non sono contrario a questa forma di
finanziamento, però la vivo come una piccola tenaglia. Provo a spiegarmi.
Raccolgo fondi per realizzare un lavoro, lo realizzo e alla fine non mi
soddisfa. Che faccio? Lo “licenzio” perché non posso fare altrimenti?
Oppure restituisco il denaro scusandomi per il disturbo? Però, ribadisco,
questa è solo la mia opinione.