Il portale della musica Indie italiana
Oggi vi presentiamo i Pixel, al secolo Andrea Briselli (voce e chitarra), Alex Ferri (chitarra e tastiere), Nicola Giannarelli (basso) e Marco Curti (batteria), rock band che ha pubblicato da pochi giorni il nuovo album “Perfettamente Inutile”, pubblicato da La Clinica Dischi.

 

 

1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?

Da musicisti, ci sentiamo di rispondere che se si parla di una questione di soddisfazione personale, fra le due cose è sicuramente un buon disco quella a cui ambiamo di più. Purtroppo o per fortuna, però, al giorno d’oggi l’aspetto “estetico” di una band fa presa sul pubblico tanto quanto la musica che produce, se non addirittura di più, per questo motivo se una pagina è seguita l’ascoltatore che vi capita per la prima volta sarà sicuramente più motivato ad ascoltare la tua musica. Questa teoria spesso segue il concetto dei “ricchi che diventano sempre più ricchi”: tendenzialmente chi ha già un buon seguito farà meno fatica ad ampliarlo rispetto a chi deve ancora riuscire a crearsi il suo primo, piccolo,
pubblico. Va anche detto che per molti versi è giusto così: bisogna sbattersi e proporre buona musica per farsi ascoltare. ​In ogni caso, quello che rimane e che ti farà godere per sempre è il disco che fai, e non il numero che compare sulla tua pagina.

 
 

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?


Se dobbiamo sceglierne soltanto due… L’aspetto positivo è che nel creare musica ogni artista è, almeno in teoria, libero da qualsiasi vincolo esterno: può scrivere di quello che gli pare e comporre la musica che più lo soddisfa, lasciandosi ispirare dalle cose più disparate. L’aspetto negativo è che se hai ambizioni troppo alte, ne uscirai perennemente insoddisfatto: è bene alzare l’asticella e cercare di migliorarsi in continuo, ma bisogna anche sapersi fermare, solo per un secondo, e godersi quello che si è fatto. Tutte le critiche che arrivano dall’esterno devono spronare un artista a dare il meglio di sé, ma mai influenzare la direzione della sua creatività: quella dev’essere una cosa intoccabile, che dipende solo e soltanto da lui.

3 – Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Come detto prima, ogni artista è libero di trattare nelle proprie canzoni qualsiasi argomento da cui si senta toccato, sarà poi il pubblico a decidere cosa ascoltare o meno. La maggior parte degli artisti che ascoltiamo non tratta temi politici nelle proprie canzoni, anzi, spesso i testi più belli sono quelli di cui non si capisce per niente l’argomento!
Ci sono comunque gruppi che hanno fatto la storia del Rock che spesso hanno parlato di politica nei propri dischi: i R.E.M. sono l’esempio migliore, ma Michael
Stipe e compagni ci hanno insegnato che certe cose bisogna saperle fare.

4 – Cosa ne pensate dell’attuale music business?

Oggi, come sempre, l’industria musicale promuove artisti che derivano dai generi più disparati, cosa positiva in quanto ogni ascoltatore ha le proprie orecchie e, si spera, la facoltà di decidere da solo qual è la musica che più lo entusiasma. La nostra impressione però è che la musica moderna sia troppo spesso prodotta come una cosa da “un ascolto e via”, più che come un pezzo d’arte destinato a rimanere nel tempo.
In ogni caso non ci soffermiamo a pensare più di tanto a queste cose (certo se ce le chiedete in un’intervista rispondiamo volentieri): componiamo le nostre canzoni a prescindere dalla moda del momento e finché ci sarà voglia e passione continueremo a farlo. Teniamo particolarmente, oltre che a noi, ai quattro stronzi che ci ascoltano! (Risata generale)

5 – Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

In un certo senso l’hanno allontanato, ma per molti altri lo hanno avvicinato e non di poco! Generalizzando, il pubblico “moderno” è sicuramente meno interessato a comprare le copie fisiche dei dischi, dal momento che può ascoltarli su Internet sin dalla loro uscita. Questo è sicuramente un aspetto negativo, soprattutto per l’economia interna delle band (che in ogni caso andranno a rifarsi, per esempio, alzando i prezzi dei biglietti). D’altro canto, questo nuovo modo di avvicinarsi ai gruppi ed alla musica in generale permette a chiunque di approfondire i generi e gli artisti che più gli piacciono e questo è sicuramente un bene. Noi siamo giovani e non possiamo parlare in prima persona di com’era la scena musicale live negli anni ’90 o prima, ma ci sembra che al giorno d’oggi ci sia un sacco d’interesse verso i concerti delle band o le loro ultime uscite, e questo è sicuramente dovuto in gran parte alla rapida diffusione che la musica ha sul web, al suo passaparola.

6 – Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Risulta sempre più difficile definire questo confine se  si guarda il panorama musicale moderno, soprattutto in Italia. Questa però non deve necessariamente essere vista come una cosa negativa: un tipo di musica che fino a non molto
tempo fa sarebbe stato accantonato a prescindere, oggi è in grado di far leva sulla massa e riempire i locali.

7 – Cosa pensate del crowdfunding? Lo ritenete un mezzo utile per gli artisti?

Il crowdfunding è sicuramente utile nel momento in cui il gruppo vede intorno a sé una buona cerchia di conoscenze che, presumibilmente, saranno disposte a finanziare economicamente il prossimo progetto. Molte volte però chi lancia una campagna ha aspettative troppo alte rispetto a quello che poi sarà l’effettivo contributo finanziario ricevuto, e questo porta ad un sacco di sbattimento nel molestare chiunque a dare un piccolo contributo alla causa.
Questa è una visione realista della cosa: se la gente che ti conosce non viene da te a chiederti una copia del tuo nuovo disco, il più delle volte è perché non la vuole comprare, e non perché non ne è stata messa al corrente.