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“Canzoni a mano armata” è il vostro secondo album. L’allusione è forse all’espressione “rapina a mano armata”, un colpo in banca, un atto veloce e violento, a pistole sguainate. Che immagini volevate suscitare con questa espressione, che è inevitabilmente la prima che incontra chi ascolta il vostro album?

Andrea: L’immagine in copertina è un manifestante che sta per lanciare un cuore, l’arma è il cuore ma l’atto è lo stesso veloce e violento, sono canzoni dirette senza troppi giri di parole, è musica cruda senza troppi suoni sintetici da adolescenti tardivi.

Marco: Il titolo di un album deve ovviamente attirare l’attenzione ma anche far riflettere. in questo caso possiamo dire che di primo acchito può sembrare violento ma in realtà la sola “arma” con cui dovremmo combattere, sono i nostri sentimenti.


Queste canzoni sembrano nate ascoltando rock e cantautori italiani, ignorando un po’ il fenomeno cosiddetto Itpop che sta esplodendo in Italia. Cosa ne pensate di ciò che sta accadendo nella musica italiana?

Andrea: Si, le canzoni sono un misto tra cantautorato e rock, probabilmente sono nate così proprio perché in contrasto con un certo modo di produrre gli album adesso, non apprezziamo questo fenomeno definito itpop perché sembra musica fatta con lo stampino, tutta uguale, in superficie e che non spinge a nessuna riflessione o sforzo mentale.

 

Marco: L’influenza rock è decisamente presente. Per noi un gruppo deve fare esattamente ciò che vuole. Non possono esserci compromessi nella musica, certo non al nostro livello, quando non si hanno vincoli contrattuali. Il disco rappresenta bene l’equilibrio che io e Andrea abbiamo raggiunto nel corso degli anni e ci piace molto come suona, merito anche dell’egregio lavoro svolto dai musicisti (Franco Stella alla batteria, Gigi Cosi alle tastiere e Anselmo Cane al basso) e da Luca Testolin in studio. Speriamo piaccia anche ad altri ma come cantava Guccini: “Vendere o no, non passa tra i miei rischi”.

Raccontate il periodo della vostra vita in cui sono nate queste canzoni. Tra l’altro, chissà se ora, a elezioni appena concluse, confermate tutto ciò che dite in “Populisti di merda”…

Andrea: Le canzoni sono nate in diversi periodi, “Populisti di merda” è una canzone di speranza e la speranza è l’ultima a morire

Marco: I brani li scrive Andrea e sui testi quindi non posso esprimermi. Io applico il mio vissuto alla chitarra e a ciò che i brani mi ispirano. Credo di aver modificato parecchio il mio modo di suonare e ho cercato di inserire “riffs” e parti riconoscibili in ogni brano, forse sto cercando dei riferimenti nella mia vita…..dopo questa domanda mi sa che dovrò andare dallo psicologo 🙂

 

Pochi giorni fa YouTube ha censurato il vostro video Parole, che a quanto ho visto non mostrava nessuna oscenità esplicita. Com’è andata questa storia?

Andrea: Ce lo hanno semplicemente notificato, questo mi fa capire che in un’era tecnologica, dove sembra esserci molta libertà d’espressione, in realtà siamo ancora più controllati, per giunta da società private che danno giudizi insindacabili.

Marco: Come dice Andrea, a noi è stato solo notificato quanto deciso. Il video è visibile sul nostro canale Facebook. Non credo onestamente che i contenuti siano tanto forti, probabilmente si tratta di un disguido. Ovvio che per questo non c’è appello, ciò che resta è quindi la presa di coscienza che il mondo moderno, almeno a livello artistico, gode di molta meno libertà di quello che si tende a credere. Ricordiamocelo quando leggiamo del prossimo “fenomeno nato su YouTube”…

Cosa avevate nelle cuffiette nel periodo di registrazione del disco? Mi interessa la musica che vi ha ispirato, ovviamente, ma se aggiungete anche un inconfessabile “guilty pleasure” sono più contento… 

Andrea: Aahahah, confesserò che nonostante tutto, alcune canzoni de i “Thegiornalisti” mi piacciono, non hanno pretese, sono scritte di getto e ben costruite anche nei suoni. Hanno fatto anche qualche canzone di merda, per carità, ma diciamo che secondo me l’ambiente “puro indie” li ha messi un pò troppo in croce. La musica che mi ha ispirato sono certamente i grandi cantautori italiani, da De Gregori a Dalla ma anche un indie italiano fatto in un certo modo, come gli Zen. A dirla tutta in macchina ho consumato “the smiths”.

Marco: Io in macchina avevo l’ultimo dei Metallica, Vasco, Caparezza e i Nemici. “D’istanti, d’istinti” mi ha accompagnato parecchio nel tragitto.


“Rivoluzione d’amore” è un po’ la canzone simbolo del vostro primo album. Spesso vi piace suonarla ai concerti coinvolgendo altri musicisti. Come mai avete voluto registrarla di nuovo?

Andrea: La prima registrazione fatta don Fabio De Min dei Non Voglio Che Clara ci piaceva, ma volevamo una versione più “suonata” che rispecchiasse il nostro live e la nostra musicalità attuale. Il ritornello fin dalla prima scrittura è stato immaginato come un coro, per questo ci piace coinvolgere persone ed artisti nel cantarlo.

Marco: Era giusto farlo, rispetto al passato (pur se recente), il nostro sound è cambiato e questa nuova versione di Rivoluzione è molto più coerente con quello che sono diventati i CNS.

Con l’etichetta Indie Dischi siete entrambi animatori di molti eventi e concerti a Torino. Cosa avete ottenuto finora, nel breve periodo di esistenza di questa etichetta? Cosa state preparando per il futuro?

Andrea: qui risponde Marco

Marco: Abbiamo ottenuto tantissima soddisfazione che deriva dal vedere molta gente ai nostri eventi ma soprattutto dall’aver iniziato a collaborare con un roster di artisti magnifici e di cui siamo fierissimi.
Per il futuro pianifichiamo un’ulteriore crescita su più fronti. Sarà un lavoraccio ma vogliamo riuscire a fare qualcosa di più. Diciamo che per ora abbiamo scaldato il motore e lo abbiamo portato su di giri, adesso inizia la corsa.