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DICE CHE LE CANZONI NON DEVONO ESSERE BELLE di Paolo Plinio Albera

Jovanotti, oppure Lorenzo, oppure Lorenzo Cherubini, oppure Lorenzo Jovanotti, non ho ancora nemmeno capito come debbo chiamare il mio nemico, è tornato.

La canzoni non devono essere belle
Devono essere stelle
Illuminare la notte
Far ballare la gente
Ognuno come gli pare
Ognuno dove gli pare
Ognuno come si sente
Ognuno come gli pare
Ognuno dove gli pare
Ognuno come si sente
Come fosse per sempre
Come fosse per sempre



Le canzoni non devono essere belle? Sarebbe troppo facile smontare questo concetto, e davvero non è il caso di sparare sulla Croce Rossa. D’altronde lo stile del jovanottismo (una faticosa crasi tra giovanotti e ottimismo) è solito produrre frasi a effetto che stanno bene sulla smemo ma, ahimè, sono completamente vuote di significato, come “la vertigine non è paura di cadere ma voglia di volare”, aforisma tanto famoso quanto fumoso, rubacchiato e storpiato da Kundera. In epoca di fake news, le liriche di Jovanotti possono essere definite fake lyrics.

Il problema che affligge questo ritornello è la rima belle - stelle, combinazione originale e ricercata quanto le patatine con la Coca-Cola. La sensazione che risulta è qualcosa di veramente irritante soprattutto in una mattina invernale di giorno feriale, che fatalmente è il periodo in cui noi tutti veniamo più martellati da questo pezzo programmato massicciamente dalle radio. Ebbene sì: siffatta canzone che parla di stelle… belle… illuminare la notte… ballare… ognuno dove gli pare… viene ascoltata dagli italiani in questa situazione:

  1. Di mattina
  2. Di lunedì nella peggiore delle ipotesi, di venerdì nella migliore
  3. In autoradio chiusi in macchina imbottigliati nel traffico andando a lavoro
Insomma, “ognuno come gli pare” sta ceppa, o no?

Ciò che trovo ancora più farlocco, però, è il concetto che le canzoni debbano far ballare la gente. Magari muovendosi ammaestrati al tempo della solita base elettronica in quattro, come è questo il caso, emozionante quanto un semaforo rosso in corso Allamano a mezzogiorno a luglio.

A me le canzoni non fanno ballare. Cioè: le canzoni progettate apposta per far ballare ogni tanto mi fanno ballare, se sono in una situazione notturna progettata apposta per far ballare. Ma se una canzone mi colpisce davvero, mi fermo e rimango immobile ad ascoltarla e distrarmi e lasciar andare l’immaginazione. È soltanto la testa che balla. L’impulso a muovermi e dimenarmi cessa di colpo, e magari viene sostituito con una folata di pelle d’oca, ma di ballare proprio non se ne parla. Alla canzone va dunque la mia totale attenzione, da lei ricambiata con un riverbero e un’ebbrezza che mi cattura per giorni, forse settimane, mesi, anni.

Ma sto parlando di canzoni che sono belle, e chiaramente non è il caso di questa.

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