Il portale della musica Indie italiana

1. In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?


Sicuramente sempre un buon disco. Le mode cambiano, la musica resta. I social sono un fenomeno del nostro tempo, ma perdono e acquistano popolarità, come è già accaduto a molti di loro. Non sono da sottovalutare ma da integrare al nostro modo di comunicare.
Ogni generazione ha avuto il suo “strumento” per rendere la musica social, se solo pensiamo ai jukebox…
 
2. Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

La Musica, se vissuta bene, a qualsiasi età eleva lo spirito e rigenera la mente a chi la crea e chi la ascolta.
Purtroppo il posto geografico condiziona molto il fare musica. Immaginiamo di essere l’unico negozio in un centro commerciale, con gli altri negozi vicini vuoti… niente concorrenza! Apparentemente buono, ma sterile per la creatività e la produttività. Oggi internet abbatte le distanze ma non tutte le difficoltà.

3. Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

In linea di massima non credo sia giusto mischiare musica e politica, soprattutto se l’una serve a lavare la mano dell’altra. Se invece può scuotere le coscienze o aiutare ad alzare il livello culturale ben venga. Bisogna relazionare tutto al contesto storico. La politica è ovunque, se fa male e crea disagio, il processo di schierarsi è quasi automatico. Senza andare troppo lontano, potremmo citare il periodo dell’impegno, negli anni tra i Sessanta e i Settanta, in cui il mondo dell’arte non rimase in silenzio quando ideologie, politica e contestazioni si respiravano nelle strade e nelle piazze, portando la creatività proprio in quei luoghi, e creando nuove forme di espressione.

4. Cosa ne pensi dell’attuale music business?

E’ una macchina difficile da comprendere. Il pubblico è bombardato in maniera inconsapevole e ascolta, scarica, compra il frutto dei suoi meccanismi. E’ l’ossigeno per chi raggiunge un minimo di notorietà, ma diventa gas tossico per chi si trova sotto quella linea.
Internet ha permesso a molti indie di emergere, ma non è abbastanza

5. Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

La Musica si fa con e per le persone. L’invenzione dello strumento che suono, il pianoforte, che ricordo fu opera di un italiano… Bartolomeo Cristofori, fu un grandissimo evento di nuova tecnologia per quel tempo. Donò al mondo intero, e ancora oggi, la possibilità di avere una dinamica (suoni piani e forti) su uno strumento che prima produceva solo suoni piatti.
Una grandissima rivoluzione, al pari di uno Steve Jobs!
Ebbene oggi con l’era digitale grazie a computer e registratori digitali abbiamo fatto nella musica un grande balzo in avanti, se utilizzati con la stessa ottica di Bartolomeo Cristofori non possono allontanare il pubblico, se però, e penso alla musica dal vivo, il “sistema” ci obbligherà sempre di più a creare il concerto in casa, con dirette streaming, allora si che perderemo man mano la “bellezza” del fare musica con e per la gente.

6. Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Spesso è talmente sottile che non si distingue più. Entrambe possono dare il cattivo e il buon esempio. Probabilmente il mainstream richiede più compromessi, ma il problema di fondo, per un artista, resta sempre quello d’inseguire il suo “canto libero” cercando di restituire al pubblico l’idea interiore, e farla trasformare in “bellezza” che regga il confronto con il tempo.