Il portale della musica Indie italiana
1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?

In un mondo ideale conterebbe solo fare della buona musica, in pratica pensare di fare della buona musica e non promuoverla equivale a non farla affatto.
Facebook (e i social in generale) sono un ottimo strumento per farsi autopromozione senza spendere un capitale, ma i like fine a sé stessi non servono a niente. Bisogna avere buoni contenuti (e quindi buona musica, bei video etc…) che incuriosiscano e interessino le persone attorno a un progetto.
Lo scopo è poi sempre farsi conoscere e far si che queste persone poi decidano che valga la pena alzare le terga dal divano e rinunciare a una serata di binge watching su Netflix per venirti a vedere suonare dal vivo.

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo nel fare musica è fare musica 🙂 L’aspetto negativo è che, almeno in Italia, sperare di camparci è quasi una chimera, per cui rimane spesso relegata ad hobby, ed è un peccato, perchè c’è gente bravissima che potrebbe dare tanto ma è costretta a fare altro nella vita.

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Penso che la cosa più importante per un musicista sia essere credibile: se sono milionario, vivo di rendita e racconto storie del ghetto sputando rancore è difficile essere presi sul serio. Se uno racconta la realtà con la sua lente in maniera onesta, qualsiasi argomento può e deve essere trattato, l’importante è
che tocchi davvero chi ne parla, solo così è possibile per il pubblico empatizzare.
Poi magari non interesserà a tutti, ma chissenefrega.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Vedo i talent e posso pensarne male, ma anche vent’anni fa c’erano le boyband, e poi c’è tanta musica che arriva dal basso, di gente che si fa conoscere ai concerti e in rete, quindi penso che sia tutto molto più “liquido” di come fosse un
tempo.
E che non sia poi così male.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Se intendi i Social credo che abbiano avvicinato molto musicisti e pubblico, solo non so se nella maniera giusta: posso essere contento se ho un botto di follower su Instagram, ma se la gente mi segue solo perchè faccio delle foto fighissime mi sa che c’è qualcosa che non va…

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Indie per noi vuol dire scrivere un disco e registrarlo, mixarlo dove e come vogliamo, distribuirlo direttamente, produrre i video, autopromuoverci, insomma fare tutto coi nostri mezzi e le nostre capacità.
Che è un modo figo per dire che non abbiamo una lira 🙂
A livello puramente musicale questo si traduce nel fatto che spesso non essendoci Produttori navigati a gestire una band o grosse etichette che investono, ne esce fuori qualcosa di più freso e spontaneo, magari più “scrauso”, ma che poi spesso fa scuola diventando, in ultimo, Mainstream.

7 – Cosa pensi del crowdfunding? Lo ritieni un mezzo utile per gli artisti?

Non abbiamo avuto esperienze dirette, ma in un ottica di realizzare qualcosa in maniera indipendente, mi pare un ottimo strumento.