Passa ai contenuti principali

SU QUANTO I MUSICISTI RISPETTINO LA MUSICA di Anselmo Cane

Una di queste sere sono andato in un piccolo locale della provincia torinese per trovarmi con vecchi amici: serata tranquilla per scambiare 2 chiacchiere e bere qualcosa insieme. Nel piccolo locale, di fronte a una decina di persone, si esibiva una band la quale presentava un repertorio di cover internazionali suonate in trio: la tipica band messa su per pura passione, niente velleità se non divertirsi e divertire nel fare la cosa che più piace. I musicisti erano ottimi musicisti, con buona tecnica, buon senso ritmico e buoni suoni. Tutto bene se non fosse che per tutta la sera hanno suonato con sufficienza: accordi sbagliati, molta sporcizia e molte imprecisioni. 

La cosa mi ha dato alquanto fastidio perché non vi era alcun motivo per giustificare ciò: non poteva essere ansia da prestazione, visti i tanti concerti che la band fa e vista la serata low profile, non poteva essere la non bravura dei musicisti o la difficoltà dei brani, no. 

L’unica idea che mi son fatto è la bassa attenzione che loro stessi hanno dato alla serata buttandola un po’ in caciara. E la cosa potrebbe anche starci se sei capace a darti dei limiti…se suoni male no.

Non è rispettoso per me (il pubblico) che comunque ero lì e ci sono stato tutta la sera, non è rispettoso per chi a fine serata ti paga (poco o tanto non è questo il luogo per discuterne), non è rispettoso per loro stessi e non è rispettoso anche per la musica.
Ricordo anni fa a Baudenasca, vicino Pinerolo, facevano un bellissimo festival che si chiamava “En Plein Air” organizzato all’interno di una cascina. Ogni anni si esibivano nomi notevoli del panorama musicale italiano e internazionale. Un anno sono andato a sentire i Fleurs du Mal, blues band storica romana con all’attivo centinaia e centinaia di concerti. Ricordo che quella sera eravamo in 5 contati. CINQUE, in una rassegna che mediamente faceva sui 3-400 ingressi a serata, qualsivoglia fosse l’artista che si esibiva. I Fleurs hanno comunque suonato due ore in maniera impeccabile e piena di energia. A fine concerto ho scambiato due parole col cantante-chitarrista Stefano Iguana. Ovviamente abbiamo fatto cenno al fatto che fossimo solo 5 spettatori. Lui non si è scomposto ed anzi ricordo ancora che mi disse: “Beh sai quando ci sono serate così bisogna essere il doppio concentrati e dare il 200%. Sono le serate più difficili ma anche le serate in cui dimostri davvero chi sei. E devi salire sul palco e fare il tuo spettacolo spaccando ancora di più”. Cosa che in effetti fece.

Ci lamentiamo spesso noi musicisti del periodo e del mondo che stiamo vivendo, poi però molto spesso siamo i primi a non avere rispetto per questa arte. Siamo i primi a non prepararci in maniera adeguata, siamo i primi a non prestare attenzione ai dettagli e a fare le cose in maniera abbozzata...ma si tanto…tanto se si sbaglia nessuno se ne accorge… Ecco allora mi chiedo come mai poi il pubblico non sia così ben disposto a sentire musica live. Tutta colpa di Facebook e Youtube? Oppure la colpa è anche nostra? Vero che se sbagliamo non se ne accorge nessuno, il problema è che con questo atteggiamento non dimostriamo passione per ciò che facciamo e al pubblico passiamo solo una marea di noia a volumi troppo alti.

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

SPREAD - I vincitori di Sanremo sono solo retorici

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

​Inutile negare l’importanza dei like nel mondo della musica di oggi. I social però sono solo uno strumento che può aiutare a veicolare la tua musica. In sostanza: un buon disco può darti tanto
gradimento mentre tanti like da soli non fanno un buon disco. Comunque questi discorsi contano poco per noi che amiamo la musica ed è solo alla musica che rendiamo conto. È una cosa che si facciamo per stare bene con noi stessi. Insomma, meglio fare un bel disco che avere tanti like
ma chi può dire se un disco è buono? Di fatto i social in questo sono un termometro impareggiabile.