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Una di queste sere sono andato in un piccolo locale della provincia torinese per trovarmi con vecchi amici: serata tranquilla per scambiare 2 chiacchiere e bere qualcosa insieme. Nel piccolo locale, di fronte a una decina di persone, si esibiva una band la quale presentava un repertorio di cover internazionali suonate in trio: la tipica band messa su per pura passione, niente velleità se non divertirsi e divertire nel fare la cosa che più piace. I musicisti erano ottimi musicisti, con buona tecnica, buon senso ritmico e buoni suoni. Tutto bene se non fosse che per tutta la sera hanno suonato con sufficienza: accordi sbagliati, molta sporcizia e molte imprecisioni. 

 
La cosa mi ha dato alquanto fastidio perché non vi era alcun motivo per giustificare ciò: non poteva essere ansia da prestazione, visti i tanti concerti che la band fa e vista la serata low profile, non poteva essere la non bravura dei musicisti o la difficoltà dei brani, no. 
 

L’unica idea che mi son fatto è la bassa attenzione che loro stessi hanno dato alla serata buttandola un po’ in caciara. E la cosa potrebbe anche starci se sei capace a darti dei limiti…se suoni male no.

Non è rispettoso per me (il pubblico) che comunque ero lì e ci sono stato tutta la sera, non è rispettoso per chi a fine serata ti paga (poco o tanto non è questo il luogo per discuterne), non è rispettoso per loro stessi e non è rispettoso anche per la musica.
Ricordo anni fa a Baudenasca, vicino Pinerolo, facevano un bellissimo festival che si chiamava “En Plein Air” organizzato all’interno di una cascina. Ogni anni si esibivano nomi notevoli del panorama musicale italiano e internazionale. Un anno sono andato a sentire i Fleurs du Mal, blues band storica romana con all’attivo centinaia e centinaia di concerti. Ricordo che quella sera eravamo in 5 contati. CINQUE, in una rassegna che mediamente faceva sui 3-400 ingressi a serata, qualsivoglia fosse l’artista che si esibiva. I Fleurs hanno comunque suonato due ore in maniera impeccabile e piena di energia. A fine concerto ho scambiato due parole col cantante-chitarrista Stefano Iguana. Ovviamente abbiamo fatto cenno al fatto che fossimo solo 5 spettatori. Lui non si è scomposto ed anzi ricordo ancora che mi disse: “Beh sai quando ci sono serate così bisogna essere il doppio concentrati e dare il 200%. Sono le serate più difficili ma anche le serate in cui dimostri davvero chi sei. E devi salire sul palco e fare il tuo spettacolo spaccando ancora di più”. Cosa che in effetti fece.

Ci lamentiamo spesso noi musicisti del periodo e del mondo che stiamo vivendo, poi però molto spesso siamo i primi a non avere rispetto per questa arte. Siamo i primi a non prepararci in maniera adeguata, siamo i primi a non prestare attenzione ai dettagli e a fare le cose in maniera abbozzata…ma si tanto…tanto se si sbaglia nessuno se ne accorge… Ecco allora mi chiedo come mai poi il pubblico non sia così ben disposto a sentire musica live. Tutta colpa di Facebook e Youtube? Oppure la colpa è anche nostra? Vero che se sbagliamo non se ne accorge nessuno, il problema è che con questo atteggiamento non dimostriamo passione per ciò che facciamo e al pubblico passiamo solo una marea di noia a volumi troppo alti.