Il portale della musica Indie italiana

1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?
Si sente dire sempre di più spesso che ormai l’era dei dischi è finita. E che i dischi non se li compra più nessuno. In parte direi che è vero. I social, il web sono fondamentali per calcolare quanta gente ti segue e probabilmente verrebbe ad un tuo concerto ma non per definire quanti comprerebbero un tuo cd.
La musica passa per piattaforme come youtube, daylimotion, spotify, deezer ecc. Perché la gente vuole quello, vuole, come il mercato ci insegna che il prodotto arrivi al cliente e non viceversa. Per altro senza pagare troppo. In conclusione, i mi piace valgono molto se hanno poi un riscontro effettivo nella
realtà.

Ogni CD venduto è una certezza.

 

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

 

La musica regala tanto ma ci chiede anche molto per noi che vogliamo farla.
Di per se è una cosa bella.
Il lato negativo che non definirei proprio così, ma piuttosto, faticoso forse è quello dell’impegno lavorativo, se si prende la musica seriamente dobbiamo dedicare tanto tempo, come ogni lavoro fatto al massimo, richiede energie, dobbiamo rispettare dei tempi. Insomma è un lavoro come gli altri che richiede sacrificio ma regala grandissime soddisfazioni.

La musica diventa negativa se ascoltata a volume troppo alto, fa male!
Ma ci piace cosi!

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Ogni artista ha la propria personalità se no non sarebbe tale. E deve essere libero. La bellezza della musica è quella di non avere forma, ognuno la può esprimere e accompagnare con ciò che vuole.
Personalmente non ascolto musica che fa politica a meno che non abbia un buon
ritmo. L’importante è che sia fatta bene.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Per fare musica ad alti livelli devi per forza entrare in un business. Di conseguenza non trovo nulla di male a dover rispettare i ruoli dello stesso.
Ognuno ha il proprio ruolo. C’è chi canta e scrive, chi produce, chi promuove, la casa discografica. L’importante è una corretta ripartizione dei beni e riconoscimento dei tali. A questo proposito in oltre ci deve essere lo spazio giusto per tutti gli artisti. In più c’è da dire che un po’ oggi come oggi puoi essere il menager di te stesso almeno per la prima parte della carriera grazie ai social e iniziare così da un tuo piccolo business.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Le tecnologie sono in continuo sviluppo anche nella musica.
Direi semplicemente che basta adeguarsi e cercare di capirle, per non rimanere
indietro. Anche io all’inizio ero distaccato da queste formule, ma pian piano mi sono rimesso in carreggiata, basta spendere tempo, la tecnologia aiuta e direi che non hanno affatto distanziato il musicista dal pubblico, parlando di web.
Chiaramente poi un pubblico più datato, per così dire, potrebbe trovare inutile o
semplicemente difficoltoso interagire con le nuove piattaforme che fanno la musica.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Il pubblico e le sonorità. L’indie è composto da un tipo di musica e suoni ritenuti di nicchia, con sonorità particolari che piacciono ad un pubblico più selezionato.
Il mainstream è forse più convenzionale e trasversale.
Un confine lo trovo nelle sonorità più calde nel mainstream e più inaspettate invece nell’indie, che catalizzano il pubblico

7 – Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Non ci trovo nulla di male nell’avvalersi di un fondo monetario per agevolare la
propria musica. Io personalmente preferisco avvalermi delle mie forze per tali propositi ma non per questo rifiuterei in assoluto un agevolazione di questo tipo.
La musica costa, e tanto direi, è fatta di tantissimo sacrificio, e delusioni a volte. E bisogna partire convinti e saldi economicamente. Se pensiamo di averne bisogno ben venga.