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I Devil Within sono una band heavy bergamasca che ha appena pubblicato il primo EP “Not Yet” per la BBhell Records & Netlabel.  Abbiamo incontrato Michele Mangili, bassista del gruppo che ha risposto alle nostre domande.

1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Indubbiamente Facebook rappresenta una piattaforma che ti permette di raggiungere tutto il mondo, ma un buon disco a nostro parere può fare la differenza. Un buon disco ti rappresenta, Facebook no.

 

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
Un aspetto negativo è certamente il sacrificio, sia monetario che in termini di tempo. Un aspetto positivo è il divertimento, ossia fare ciò che ci piace con passione e ottenere risultati e soddisfazioni.


3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Io sono totalmente contro alla politica nella musica, credo che la musica abbia come obiettivo quello di trasmettere un pensiero in modo creativo e divertente, non quello di fare propaganda politica.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?
L’attuale music business è un vicolo cieco, credo stia rovinando la musica. Ci sono sempre più artisti che lavorano per il mercato piuttosto che per sé stessi. Il nostro progetto nasce invece dal pensiero comune che dobbiamo fare ciò che ci piace, non ciò che il mercato richiede, altrimenti non sarebbe più una passione.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Credo che abbiano migliorato il rapporto, nel senso che un gruppo può crearsi cosi la sua fanbase e permettere l’ascolto dei propri brani attraverso piattaforme digitali, oltre che con il cd fisico.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?
Nonostante stia dalla parte dell’indie, credo che non vi sia confine tra indie e mainstream, semplicemente dipende dai grandi produttori musicali. Poi sta ad ognuno di noi associarsi agli uni piuttosto che agli altri. Penso tuttavia che la musica sia passione, indipendentemente dalla scelta presa, e quindi ognuno debba agire in funzione di essa.

7 – Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Non ho mai avuto esperienze di questo tipo, ma credo che possa essere un’ottima idea. Può essere un modo per “combattere” il mainstream andando a finanziare un progetto indie di interesse comune.