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Oggi vi presentiamo Arvioux, progetto elettronico di Alberto Gatti,  il cui ultimo lavoro “Safe Place”, uscirà il 9 Febbraio. Registrato tra Brescia e Berlino, questo nuovo EP raccoglie tutte le maggior influenze di Arvioux, passando tra pop, synth-pop e funky, con richiami agli anni ‘80 e ‘90, ispirato da Air e Daft Punk.  


1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Avere tanti like sulla pagina Facebook sicuramente può aiutare a dare visibilità ad un disco, al di fuori della sua qualità, ma questo non penso sia la cosa più
importante. I like non danno pane alla musica. Sono i live che lo danno. Secondo me avere tanti like e non fare un buon disco è come un negozio con una bella vetrina dove tutti si fermano a guardarla ed attratti dalla bellezza entrano, ma una volta dentro trovano prodotti di scarsa qualità.
​Un buon disco è come un buon libro. E’ per sempre.

 

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto positivo del fare musica è proprio ciò che la musica è per me: un luogo sicuro dove potermi esprimere liberamente.
Un aspetto negativo, invece, sono gli spazi dedicati per fare musica, soprattutto
per gli esordienti, che nel corso degli anni sono diminuiti drasticamente.

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Non credo debba per forza schierarsi, credo sia giusto fare ciò che si sente.
Approvo più l’impegno e l’attenzione per il sociale che la politica nella musica.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Penso sia molto Business e poco Music, cioè, ci si da un gran da fare per
raccogliere poche briciole e questo impegno va a togliere il tempo che si
vorrebbe dedicare, appunto, a suonare.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Sotto il punto di vista prettamente musicale credo che le nuove tecnologie
abbiano aiutato il rapporto. Però la tecnologia ha bisogno di molti contenuti
e, secondo me, per produrne parecchi si finisce col crearne alcuni poco attinenti
alla musica. Questo ha distanziato il rapporto creando più personaggi pubblici
che musicisti.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Il confine è quando si smette di fare quello che ci piace e iniziamo a fare
quello che piace agli altri, finendo vittime della moda del momento, togliendo
identità e personalità alla propria creatività. Anche essere Indie potrebbe
essere Mainstream, se l’Indie dovesse essere la tendenza che bisogna seguire.