Il portale della musica Indie italiana
1 – Ciao Alessandro, parlaci del tuo nuovo album. Cosa ne ha ispirato la scrittura?
 
Il concetto di libertà ritorna, in forma diversa, su tutti i brani. Per riassumerlo in maniera generale, ho utilizzato la metafora del cartello “torno subito” messo fuori dai negozi. Serve per riassumere la necessità di una tregua indefinita e indefinibile. C’è scritto “torno subito” ma chi legge non è in grado di sapere realmente come sia da intendere quel “subito”.
 

2 – Cosa pensi sia necessario fare per imporre un disco sul mercato oggi?
 
Dipende dall’obiettivo che un artista o una band vuole raggiungere. Per chi vuole arrivare al grande pubblico, oggi le uniche vetrine possibili sono i Talent.
Per chi vuole proporre la propria musica semplicemente per il gusto di farlo e per il piacere di poter suonare la propria musica dal vivo sono sufficienti gli spazi live e i social.
Se passi dai talent ci sono ovviamente maggiori compromessi: portare la musica a livello gara, proporre cover di altri artisti, cedere diritti sulle proprie produzioni, farsi dire come cantare, come vestirsi, come muoversi…
I talent hanno un retrogusto che non mi piace. Se guardi il panorama dei sopravvissuti ai talent direi che pesano maggiormente i compromessi che non i reali benefici nel lungo periodo.
 
3 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
 
Positivo: è un momento di condivisione e di comunicazione potentissimo.
Negativo: servirebbe maggiore attenzione da parte degli spazi live nei confronti di chi propone brani inediti.
 
 
4 – Vuoi parlarci del tuo progetto di virtual opening per Jovanotti?
 
E’ un’iniziativa lanciata sui social il 1 settembre. Riprendendo rock in 1000 che avevano portato i Foo Fighters a Cesena per un live, mi sono chiesto se creando un evento virtuale sostenuto da almeno 1001 partecipanti forse avrei avuto modo di proporre a Lorenzo Jovanotti di trasformare questo evento in reale e avere quindi modo di fare un vero opening durante una delle date del suo prossimo tour. I 1001 sono stati superati (tra facebook e instagram) e durante i giorni di apertura del Jova pop shop a Milano ho avuto modo di lasciargli personalmente una presentazione dell’iniziativa. Al momento non ci sono conferme, ma il tour non è ancora iniziato. Vedremo.
Sicuramente devo ringraziare chi mi ha sostenuto e in particolar modo molti dei suoi fan storici che hanno seguito e sponsorizzato l’iniziativa. In molti l’hano trovata divertente e anche Radio Deejay mi ha dato la possibilità di presentarla in una delle loro trasmissioni.
 
5 – Cosa ne pensi dell’attuale musicbusiness?
 
Penso non esista più business sulla musica se non per i grandi nomi che hanno costruito la loro carriera partendo in tempi in cui si poteva davvero parlare di music business.
questo non è però necessariamente negativo. Oggi anche se sei un indipendente ma hai buone proposte e sai utilizzare i social hai indubbiamente un potenziale pubblico davanti. Penso a molti youtuber ad es. che si sono creati un proprio mercato un proprio pubblico e una propria immagine. Non entro nel merito della qualità o del genere musicale. Dico solo che è cambiato il modo di fare e proporre musica.
 
6 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?
 
Sicuramente i social facilitano il rapporto diretto tra musicisti e pubblico. Credo ci sia un avvicinamento.
Anche chi vende migliaia di copie spesso gestisce direttamente il rapporto coi social e quindi il proprio pubblico (Morandi, Lorenzo Jovanotti, ecc) 
 
7 – Cosa pensi del crowdfunding? Lo ritieni un mezzo utile per gli artisti?
 
Credo che sia una delle soluzioni possibili per poter produrre musica. Non mi piace molto quello che spesso c’è alla base del crowfunding ossia diventare il tormento di amici e parenti per poter investire del denaro per raggiungere un importo sostenibile per gadget, stampa dei cd, registrazione, ecc

Non è una strada che ho percorso e per il momento non percorrerò.