Passa ai contenuti principali

LA BUONANOTTE di Marco Zuppa

Mi sta simpatico Marco Monty Montemagno.
Parla veloce come faccio io, ha il mio stesso nome e si pettina pure come me.
Qualche tempo fa ha pubblicato un video dal titolo "Dove sono finite le Rockstar?"

Bella domanda. 
Dove sono quei miti che rendono l'aria elettrica al loro passaggio? 
Non ci sono più, oggi sono solo un ricordo. 



Abbiamo buttato i miti giù dai loro piedistalli nel momento in cui abbiamo iniziato a volerli umani, vicini.

Il pubblico alimenta un lato erotomane-social in cui l'arte è sempre più in secondo piano.
Gli artisti, dal canto loro, cercano di omologarsi ai gusti e alle tendenze del momento, commettendo così quello che è forse l'errore più grande che un artista possa fare. 
Un tempo le Rockstar lottavano per essere contro, volevano essere unici.

Oggi non ci sono più notizie. Un tempo le star ERANO la notizia.

Quindi che fare? Ci dobbiamo rassegnare all'idea che il rock sia morto?


Mentre voi ci pensate, io andrò in un locale dove fanno musica dal vivo, a sentire una band sconosciuta e a cercare sulla mia pelle un'emozione che renda l'aria elettrica.

Come quando passa una vera Rockstar.


Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.