Il portale della musica Indie italiana
Pochi giorni fa abbiamo parlato di Maria Fausta in questo articolo. La compositrice, violinista e pianista ha appena pubblicato il suo ultimo disco “Million Faces” e noi l’abbiamo intervistata per una lunga chiacchierata su molti aspetti della musica odierna. 
 
1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Sono due facce della stessa medaglia nel momento in cui decidi di esporti.
Da musicista ovviamente la mia attenzione tende sempre prima al buon disco…

​2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

E’ una vocazione che si basa sulla ricerca continua e sulla capacità di donare se stessi. Inevitabilmente, se l’ego prende il sopravvento, diventa un’ossessione.

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Credo, romanticamente, che la musica appartenga a una dimensione differente da quella Sociopolitica. Ci è stata data la possibilità di riconoscerne la grandezza e l’immenso valore comunicativo con esempi di grandi Artisti che tuttora sono motivo di orgoglio per l´intero genere umano. Tutto questo non dovrebbe mai essere messo sullo stesso piano delle relazioni politiche e/o sociali. Stiamo parlando di livelli totalmente diversi. Detto ciò la sopravvivenza dei Teatri e dei luoghi di cultura è nelle mani di chi investe sulla Musica e sull’Arte … dunque spero che qualsiasi sia lo schieramento politico dei giovani artisti… ci sia sempre come fine il rispetto di una tradizione che nel Nostro Paese ha radici molto antiche.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Rispetto al passato è cambiato positivamente e gli artisti possono gestire anche personalmente la propria carriera ma credo che le figure professionali che si occupano esclusivamente del settore restino sempre un punto fermo del “music business”.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Certamente si. Trovo siano di grande aiuto. Oggi c’è un contatto molto più diretto con chi fa musica ed è possibile conoscere “l’Uomo” e “l’Artista”.
Personalmente sono sempre stata affascinata dalla vita privata dei musicisti e degli artisti in genere. Ho letto tantissime biografie. Proprio il mese scorso all’Istituto di Cultura Italiana di Parigi ho accompagnato una lettura
dell’epistolario di Pirandello riguardante il suo scambio di lettere con Marta Abba. In ogni sua parola ritrovi il suo genio. Così nelle lettere di Mozart, di
Beethoven, di Debussy, Stravinsky ma anche di Chet Baker o nei diari di Kurt Cobain, nelle lettere di Van Gogh. Oggi questi scambi avvengono sulle bacheche … o con le dirette Facebook, le storie su Instagram. Ed è l’artista
stesso a comunicare senza intermediari. Come in tutte le cose… se usate in maniera costruttiva sono delle risorse interessanti.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Sono entrambe due valide realtà e il confine scompare nel momento in cui la musica è di buon livello.

7 – Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?
La produzione di un album è un lavoro molto dispendioso. La creatività all’atto pratico ha bisogno di sostegno economico e il Crowdfunding mi sembra una risposta molto interessante al problema. Il sostegno della gente agli Artisti dimostra ancora una volta che la musica non appartiene a nessuno.