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Ieri sera si è conclusa la prima parte del tour nei palazzetti di Caparezza, in supporto al suo ultimo disco “Prisoner 709” e noi non potevamo certo mancare.

Il concerto inizia puntuale e vede una scenografia che ricostruisce una prigione, con tanto di torrette di sorveglianza, composte da schermi su cui vengono trasmesse animazioni a tema col brano. Non manca una passerella sospesa e uno schermo orizzontale che sovrasta il palco completa l’impianto scenografico, come sempre curato e d’impatto.

La band sale sul palco e lo show si apre con “Prosopagnosia“, prima traccia dell’ultimo disco, cantata dall’interno di una bolla/cella gonfiabile.




Oltre alla band sul palco compaiono 4 ballerini e 2 coriste, una novità per il set del rapper.

Il concerto prosegue con “Prisoner 709“, title track dell’ultimo disco, energica e potente. Sia Caparezza che la band sono in gran forma. Come di consueto ad ogni brano segue un rapido cambio di scenografia. Lo show, proposto come un concept, continua con una carrellata di brani tratti dall’ultimo disco. 
Ecco quindi partire “Confusianesimo“, seguita da una sentita e partecipata “La chiave“.

Ti fa stare bene” trasforma il palazzetto in un asilo in festa, con tanto di coriandoli e stelle filanti. “Migliora la tua memoria con un click“, “Larsen“, “L’uomo che premette” e “Autoipnotica” chiudono il primo set del concerto.


Una reprise dell’intro lascia spazio alla band per mostrare le doti dei musicisti, in particolare delle ottime coriste.

La seconda parte dello show si concentra sui successi precedenti e inizia con un grande classico come “Fuori dal tunnel“. 

Tra un brano e l’altro Caparezza trova sempre modo di dare uno spunto di riflessione intriso di simpatica sagacia. Il concerto prosegue in un’escalation che inizia con “Legalize the premier” e “Non me lo posso permettere“, cui fa seguito la sempre acclamata “Jodellavitanonhocapitouncazzo“. 
Goodbye Malinconia” vede il rapper girare su un’enorme ruota da criceto, mentre “Chinatown” si conferma uno dei brani più poetici e sentiti dell’artista.



La fine di gaia“, “Vieni a ballare in Puglia” e “Mica Van Gogh” vedono il palco trasformarsi in un campo di grano, con tanto di spaventapasseri.

Un rapido cambio d’abito ed è tempo per i bis. Le enormi bandiere rosse e le animazioni a tema, preparano il pubblico ad “Avrai ragione tu“, cui fa seguito “Io vengo dalla luna“. E’ il momento dei ringraziamenti e Caparezza non dimentica nessuna delle tante persone che lavorano al suo show. Un ricordo commosso è inoltre dedicato a Carlo Rossi, storico produttore comparso nel 2015. E’ tempo di chiudere la serata con “Abiura di me“, sempre carica ed energica.



Un concerto curato dal punto di vista tecnico, eseguito in modo impeccabile e sentito tanto dal pubblico che dai performer.

Una fuga riuscita quella di Caparezza, che non nasconde i disagi che lo hanno portato a concepire la sua ultima opera.

Come lui stesso ha suggerito ai giovani: contestate tutto, senza paura. Trovate però anche il tempo di contestare voi stessi.

In merito a questo concerto però, non c’è davvero niente da contestare.

Bentornato Capa.