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FERNANDO ALBA - La musica è il mio pane quotidiano

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Rispondo facendovi un’altra domanda: “Secondo voi cosa conta di più il sapore di un’arancia o il colore arancione della buccia? Ovviamente la risposta è che se il colore è bello si presume che il sapore sia buono, ma spesso le due cose non coincidono. Io vengo dalla Sicilia, dalla piana delle Arance. E’ questo metro di confronto è molto usato da noi per portare l’esempio in altri settori. Nella musica credo sia la la stessa cosa! Si potrà cadere nel tranello sono una volta, poi non mangeremo più l’arancia di quel colore, perché non ci piace il sapore. Questo per dire che è importante avere una pagina social ben curata, con tanti follower che facciano girare il tuo prodotto, ma se il prodotto poi non piace, ti rimarranno solo i Like e la gente non usufruirà più della tua musica.



2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Se hai qualcosa da dire, da raccontare, se per te è il modo più naturale di esprimenti, continuerai ad essere Cantautore per sempre! Anche se il tuo pubblico saranno più sedie vuote che piene, l’aspetto negativo delle sedie vuote passerà in secondo piano.
Sull’ambito della vita di tutti giorni sicuramente essere un cantautore di successo di permette di vivere di musica e continuare a fare il tuo lavoro con dedizione e qualità. Oggi l’unico aspetto negativo è che la maggior parte dei Cantautori Italiani hanno poco spazio nel “circuito istituzionale” che invece preferisce la musica usa e getta. Credo che qualcosa stia cambiando, ma ci vorrà ancora del tempo.

3 - Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Un’artista, un cantautore, affronta le tematiche che gli stanno più a cuore ed attraverso la propria arte esprime il suo pensiero sperando di sensibilizzare chi lo ascolta e lo segue. Nella storia ci sono stati tanti artisti che grazie alla loro arte hanno cambiato lo status sociale e politico e quando lo hanno fatto sono arrivati dritti al cuore! Oggi è importante trovare il giusto canale di comunicazione, riuscendo a cambiare il pensiero del popolo affrontando temi anche molto di più importanti di quello politico.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Io credo che la musica abbia il suo valore e per essere prodotta i suoi costi. Per questo motivo ognuno di noi ha il dovere di darsi un valore e trovare il suo prezzo per stare sul mercato se vuole vivere di musica. Siamo liberi di regalare le nostre canzoni in free download, accontentarci di pochi centesimi derivati dallo streaming o addirittura fare i concerti a titolo gratuito. Ma credo che questo modo di fare musica abbia portato il mercato sul lastrico, costringendo anche i Miti della musica ad adattarsi al nuovo music business. Per quel che mi riguarda io con la musica ci lavoro tutti i giorni ed è il mio pane quotidiano! Per riuscire a farne un business ho adottato un mio metodo, mi sono dato un mio valore è questo fino ad oggi mi permette di vivere di musica. In questo mondo attualmente non c’è una regola, ma se ci fosse un po’ più di rispetto ed attenzione per chi fa musica e per tutti gli addetti ai lavori ne gioveremo tutti, anche i fruitori avrebbero più qualità.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

La tecnologia ha aiutato tutti. Se oggi ci sono tanti bravi musicisti è perché l’accesso alla musica è
immediato. Se voglio imparare uno strumento, uno stile, ecc.. in poco tempo ho la possibilità di sentire, attingere alle partiture, confrontarmi con i più grandi del passato e del presente, cosa molto difficile fino alla fine degli anni ’90. Il problema è che oggi il musicista non è più un mito, ma un semplice personaggio che passato di moda va ne dimenticatoio, a meno che in vita non sia stato capace di lasciare qualcosa di veramente speciale sulla sua strada per cui ogni generazione la ripercorre. La tecnologia non è un problema, il problema è che anche le cose belle stanno sullo stesso piano delle brutte ed essendo “le belle” meno “delle brutte” si perdono nel mare musicale che oggi più che mai è inquinato.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

l’Indie è una bella “medaglietta” che molti artisti di buona qualità, hanno deciso di portare al collo in
questi anni, con la speranza di potersi distinguere dalla massa detta “underground”, o ancor peggio
“emergenti”. Si è pensato che grazie alla medaglietta Indie appesa al collo ci si poteva far notare, in modo da essere ascoltati e magari emergere dal mare inquinato e trovare un piccolo spazio nel mainstream. Molti ci sono riusciti ed in qualche modo la medaglietta ha funzionato. Il problema è che oggi ci siamo tutti tatuati la parolina Indie e quindi anche questa medaglietta inizia a luccicare e funzionare meno. Per essere un mainstream che tu venga dall’underground, dall’indie, dal social-pop, dalla road-art ecc.. poco conta. Per essere mainstream in Italia devi essere supportato bene da chi il mainstream lo gestisce, oppure diventi mainstream se il popolo riconosce che il tuo prodotto rispetta le loro esigente e rientra in determinati canoni. Se Rino Gaetano fosse nato oggi sarebbe Indie, Battisti underground e probabilmente De Andre un cantautore da piccoli club. Credo che se fossero ancora in vita nessuno di loro avrebbe avuto il desiderio di essere mainstream, visti i personaggi che oggi occupano le classifiche.



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1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

​Inutile negare l’importanza dei like nel mondo della musica di oggi. I social però sono solo uno strumento che può aiutare a veicolare la tua musica. In sostanza: un buon disco può darti tanto
gradimento mentre tanti like da soli non fanno un buon disco. Comunque questi discorsi contano poco per noi che amiamo la musica ed è solo alla musica che rendiamo conto. È una cosa che si facciamo per stare bene con noi stessi. Insomma, meglio fare un bel disco che avere tanti like
ma chi può dire se un disco è buono? Di fatto i social in questo sono un termometro impareggiabile.