Il portale della musica Indie italiana
1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?


All’interno di un discorso artistico non vi è dubbio che un buon disco, una buona opera, sia la condizione necessaria. Tuttavia spesso, purtroppo, il fatto che un disco sia buono non è al contempo anche condizione sufficiente perché abbia successo o un pubblico numeroso. Il web ci ha dato nuovi mezzi e nuove
illusioni. Tra queste quella di poter saltare dei passaggi ed arrivare in maniera più efficace e più penetrante direttamente alla gente. Attraverso il web chiunque può utilizzare strumenti potenti per provare a promuovere la propria arte senza intermediari, ma senza il web la musica continuerebbe ad esistere e secondo  alcuni recupererebbe un po; del valore perduto paradossalmente proprio a causa delle nuove tecnologie sviluppate per il web.

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Per molti di noi musicanti, fare musica è un bisogno e in quanto tale l’aspetto
positivo è quello di poterlo soddisfare. Non vedo aspetti negativi nel fare musica.

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Un artista deve essere vero, deve esser sè stesso. Scusatemi, non tacciatemi di
vetero femminismo, ma uno slogan portato avanti dal movimento delle donne negli anni Settanta affermava proprio “il personale è politico”. Più un artista è
recettivo, e riflessivo, nei confronti di ciò che lo circonda, più questa attenzione
emergerà nella sua opera.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Ne penso più o meno quello che penso del business in generale. In un ambito
regolato dalle regole del mercato, inteso in senso capitalista, se qualcuno ci deve guadagnare allora qualcuno ci deve perdere.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Torniamo al discorso iniziale sugli strumenti basati sul web. E’ un dato oggettivo che il pubblico che esce, va ai concerti (e magari paga un biglietto), sia notevolmente diminuito rispetto a dieci anni fa. Per non parlare del calo delle
vendite dei dischi. E’ altrettanto indubbio che non vi sia stato un vero cambio generazionale. L’età media del pubblico è superiore ai trent’anni. Contemporaneamente, in questi ultimi dieci anni, si sono sviluppate e diffuse in maniera massiva i social network e i canali di streaming audio e video. Mi pare però, che stia iniziando una contro tendenza. Ho l’impressione che i nativi digitali, proprio perchè tali, non subiscano il fascino irresistibile della
tecnologia facendosene schiacciare, ma la vivano e la padroneggino al pari di ogni altro strumento.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Mah difficile dirlo, l’indie è il nuovo mainstream.
Grazie Indiedischi.

Un caro saluto, Sabrina

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