Il portale della musica Indie italiana
Abbiamo incontrato Nerè, artista che ha da poco pubblicato “Fuori Tempo”, un gioco di parole e musica che racconta allegoricamente i Tempi Moderni di una società più che mai schiava dell’orario cadenzato dalle lancette. In questo ingranaggio ironicamente onirico i personaggi di Carroll incarnano diversi status mentali, proprio per manifestare la relatività del tempo e di chi lo vive. Alice esegue elegantemente i suoi doveri, il Brucaliffo nel suo otium invita, più che a riflettere, a godersela. Il Bianconiglio è lo spettro che infesta quotidianamente lo sfidante incauto. L’ansia che incute è combattuta con la derisione fin quando i suoi guanti non fanno l’ultima mossa, scacco matto.
 
1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?


I like li puoi comprare, d’altronde anche la produzione di un buon disco. Le canzoni no, se canti per strada e la gente sconosciuta si ferma ad ascoltarti vuol dire che fai quel che conta, buona musica.

 

​2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo nel fare musica per me è riuscire a conciliare anche la scrittura e la recitazione. Una maniera ampia d’esprimermi e sfogarmi, curarmi senza pagare la psicanalista. La cosa negativa è dovuta a tutte le difficoltà che s’incontrano per rendere questa passione un lavoro.

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

La musica ha il potere d’unire le persone, a seconda dei loro credi; Ciò non toglie che un’artista esterni le proprie opinioni, magari musicalmente con allegorie.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Di questi tempi, conta diventare virale, la musica va in secondo piano. Questo è l’effetto meteora che produce il mercato. Il mio ascolto, infatti, non è per artisti nati nell’ultimo decennio.

 

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Le nuove tecnologie contribuiscono all’artista che si autoproduce, così gli è più semplice farsi “notare” anche senza l’appoggio di etichette e ufficio stampa. In merito a questo, il pubblico però si lascia condizionare ancora di più da quanto l’artista sia seguito o meno. Inoltre, trovo triste che ad un concerto siano tutti intenti a far riprese con gli smartphone anziché “connettersi” visivamente e
umanamente con l’artista.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Il termine indie ora stesso è di tendenza, è diventato un genere musicale. Il confine lo si varca quando ti supporta una major e passi in tutte le radio.

7 – Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?

Finora son stata auto-promotrice di me stessa, anche grazie alla collaborazione di amici, insomma, la vecchia maniera del Crowfunding.
Si, lo trovo utile, lo userò quanto prima, soprattutto ora che le case discografiche non si accollano più tutte le dinamiche della produzione. Anzi, cercano e valutano artisti che già da soli abbiano mostrato di sapersi gestire e vendere.