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La calligrafia delle ragazze sulle musicassette

Musicassette! Sempre stata una parola antica e demodé. Eppure è rimasta l’unica che può identificare con chiarezza le antiche scatoline di musica su nastro magnetico, perché ora con “cassette” potremmo intendere mille cose. Ma tanto le ho buttate via tutte.

Le cassette nel cassetto

Non tutte, in verità, alcune esistono ancora in un cassetto. Ho tenuto soltanto le compilation che mi hanno regalato le ragazze. Avrei tenuto anche quelle regalate dai ragazzi se solo me ne avessero regalate qualcuna. Tra ragazzi, infatti, funzionava diversamente: niente compilation, l’unica cosa seria era l’approccio all’album nella sua interezza, la valutazione complessiva dell’opera dell’artista. Con le ragazze nulla di tutto questo: le ragazze facevano compilation. E noi a loro, ovviamente. Poi le compilation sono diventate grandi e adesso si chiamano playlist. Invece il concetto “album” ha perso molto significato. Dunque da questo punto di vista la storia ha dato ragione alle ragazze.

Il font “Ragazze”

La calligrafia delle ragazze sulle musicassette era un font preciso, con le variazioni del caso, ma sempre identificabile e familiare. Mi era difficile, a scuola, distinguere la calligrafia dell’una piuttosto che dell’altra, sembrava che per questioni di DNA fossero portate a scrivere in quel modo. Erano più ordinate. Scrivevano i titoli in modo regolare, con asole rotonde nelle lettere a volte
leggermente inclinate all’indietro (questo, secondo la grafologia, significa pessimismo). Se non c’erano righe, andavano dritte ugualmente. Usavano i colori. Gli adesivi. Aggiungevano citazioni dalle canzoni. Insomma, la compilation in dono godeva di un packaging di tutto rispetto.
I maschi tutt’altro: disordine, fretta, segni incomprensibili e maldestri senza il minimo gusto. Per non parlare delle macchie di inchiostro che la mano faceva sulla carta: orrore. Io, almeno, provavo la mia migliore calligrafia, e tutti gli artifizi artistici di cui ero capace. Non credo però abbiano fatto una differenza nella mia carriera sentimentale.

Giovani donne crescono

Indipendentemente da cosa poi si è fatto, con le ragazze (potrei a questo punto millantare avventure bizzarre, precoci, spocchiose e soprattutto non verificabili, ma ve lo risparmio), nella loro calligrafia ci vedo adesso una cura non scontata, una sana spontaneità, una curiosità condivisibile per l’altro sesso, o per il sesso e basta.
Intanto le ragazze sono cresciute (io più tardi, in ritardo anche sugli stessi ragazzi, credo) e le camerette coi poster e le mensole dove stavano le cassette sono state restituite ai genitori. Ma in tutto questo, cosa ne è stato delle compilation? Intendo delle Mie compilation?
Una nuova eccitante misteriosa e sopravvalutata vita andava iniziando: la vita da soli. Una nuova attraente caleidoscopica e sopravvalutata tecnologia si andava affermando: il CD.
Anzi, chiamiamo le cose col vero nome: Compact Disc. Disc Jockey. Long Playing. Alla fine Musicassette fa pure bella figura.