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Qualche tempo fa avevo scritto sul MySpiace i titoli belli dei dischi secondo me. Quei titoli che, anche prima di ascoltare l’album, sono la sintesi perfetta di tutto un mondo, e allora ti arrendi e alzi bandiera bianca di fronte al potere di quell’ispirazione fulminante.
 
Adesso, visto che sto cercando un titolo per l’ineluttabile secondo disco dei Nemici, ripasso un po’ la musica degli ultimi anni per farmi venire qualche buona idea. Idee, saltatemi addosso, adesso, sporche maledette e subito.
 

Vado a spulciare tra i miei cd e penso che se vuoi spaccare con il disco più devastante di tutti devi chiamarlo Songs for the deaf, “canzoni per sordi”, come i Queens of the Stone Age.

Non dimentichiamo però il sentimento. Without you I’m nothing: non c’è bisogno di dire altro. Forse ci vuole un po’ di coraggio a dirla così, nuda e semplice, senza un minimo di poesia. La poesia rovinerebbe tutto. Grazie Placebo per avermi straziato pomeriggi su pomeriggi degli anni 90, quando ancora si soffriva per amore.
 
Leggo in questi giorni la notizia che uscirà la ristampa di For Emma forever ago di Bon Iver. Usare il nome dell’amata fa sempre il suo effetto. Ma in questo senso the winner is Amy Winehouse con una sola sillaba: Frank.
 
Sci-fi lullabies: che cazzo c’entrano le ballate con la fantascienza? Non lo so. Perché mi gusta così tanto? Non lo so. Ci sono certe cose che piacciono senza un perché. E Le band si sciolgono, pure loro, senza un perché. Grazie anche a te, Luca Carboni!
 
Da A ad A è il circolo chiuso da cui Morgan non riusciva a uscire, il percorso che non lo portava da nessuna parte. Il sottotitolo era Teoria delle catastrofi. Poco dopo, il riposizionamento strategico di Morgan all’interno del mio salotto: dopo essere stato per anni dentro allo stereo, si è trasferito dentro la tv.
 
Fra gli ultimi usciti mi piace il titolo Marassi degli Ex-Otago perché ho un debole per i riferimenti “local”. Solo un quartiere di Genova, ok, ma con l’aura nazionalpopolare e calcistica da stadio di cui il pop si pasce.
 
Bugo (uno di noi!) aveva bisogno di Contatti. Tutti abbiamo bisogno di contatti. I nostri contatti sono sempre gli stessi e abbiamo bisogno di entrare nel giro giusto, il discorso era questo. Pensa al tuo lavoro, alla tua musica, al tuo internet, alla tua vita: Bugo ha riassunto i tuoi ridicoli problemi con una sola parola. “Content is king”, dicono nel mio lavoro. Ma “Contact is queen”, a questo punto.
 
E visto che dall’internet non si scappa, aggiungo il prolisso, severo ma giusto Ricoveri virtuali e sexy solitudini dei Marlene Kuntz, perché tanto in testa si ferma solo la parola sexy (visto che pure dal sesso non si scappa).
 
Chiudiamo col sesso, allora, e con Post orgasmic chill degli Skunk Anansie. Ah! Il “brividino dopo l’orgasmo”. Skin, quante ne sai?