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SILENZIO IN AULA di Marco Zuppa

E' venerdì sera e sono ad un concerto.
La stanza è affollata, c'è un pò di brusio. A suonare è una giovane ragazza che con voce gentile canta brani accompagnata dalla sua chitarra acustica.

Dietro di me una coppia parla, ride, si diverte.
Tutto bene a parte per le risate sguaiate di lui.
Il tono della voce alto, come se volesse soverchiare il volume della performer.




E quella risata. Quella risata inizia ad infastidirmi. C'è una sala con il bancone nel locale, separata dall'area concerti.
Lui però sta lì dietro di me e parla e ride a voce alta. Troppo alta.

Mi giro e gentilmente gli chiedo di abbassare il volume.
Lui mi guarda un pò stranito, come se avessi esagerato.

Mi giro di nuovo e lo sento confabulare con la ragazza.
"Bisogna essere tristi", le dice.

No, non bisogna essere tristi. Bisogna solo vere rispetto o, in alternativa, intelligenza.

L'intelligenza di capire che, se non sei interessato ad un live, puoi fare 3 passi e andare nella sala col bancone, dove non dovrai essere costretto ad alzare la voce per farti sentire. 

Puoi anche stare fuori dal locale come fanno tanti altri. Puoi tacere e ascoltare.

E' la logica che usi al cinema, assisti allo spettacolo e non vuoi che la gente parli e disturbi. 

Un concerto non è un dj set, richiede attenzione per poter coinvolgere e divertire. E' un dialogo tra artista e pubblico.

Quindi pensa a come ci si sente a parlare con qualcuno che non ti ascolta.
Piuttosto esci e lascia da solo l'artista. 
E' meglio, perché fa parte del rischio che si corre a mettersi dietro a un microfono.

Sull'essere tristi poi, beh è una convinzione di alcuni. 
Bisogna saper ridere anche si sè stessi, come fanno I Nemici in questo brano.

L'importante è farlo con la giusta compostezza.



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