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LA MIA PROSSIMA CANZONE di Matteo Gorgoglione

Succede a scuola della mia bimba grande. Non so se sia una benedizione, un segno, una disgrazia. Ogni mattina arrivo a scuola e incontro un uomo che accompagna il figlio. lo incontro tutti i giorni, e questo è normale, mi dico. Poi però, e qui sta (forse) il bello, mi succede di incontrarlo altrove, anche in altri momenti della giornata. 



L'ho incontrato, e parlo solamente degli ultimi quattro cinque mesi: tutte le mattine davanti alla scuola, una volta all’ingresso dell’ospedale Maria Vittoria verso le undici del mattino, un’altra davanti all’Ipercoop con il carrello vuoto, dopo alcuni giorni alla cassa dell’Ipercoop con il carrello mezzo pieno (mezzo vuoto per me, che sono pessimista), un mese fa circa dopo aver visto uno spettacolo teatrale, due settimane fa al casello autostradale di Volpiano (eravamo vicini), alcuni giorni fa davanti all’ufficio postale di Borgaro, un sabato mattina in una ferramenta in Corso Racconigi, q.b. per strada che sorride, in edicola due o tre volte, in un’ anonima giornata uggiosa davanti a una pizza al taglio in via Cibrario (con la pizza in mano), proprio ieri al benzinaio tra Via Cecchi e Corso Principe Oddone (ero con la pompa in mano). Ormai lo conosco benissimo, e riesco a riconoscerlo dalle scarpe, dal risvolto dei pantaloni, dall’andatura, dal modo un po’ rigido che ha di portare la sua valigetta ventiquattro ore. lo riconosco a metri e metri di distanza, ormai (me) lo aspetto mentre sto entrando in un bar per prendere un caffè, (me) lo aspetto all’uscita del bar, mi aspetto di vedere la sua mano mentre prende una bustina di zucchero (mentre bevo il caffè). Prima o poi me lo pagherà, quel caffè, ne sono certo. So quante volte si fa la barba, conosco il suo modo di ridere (ride spessissimo), so con quale mano si scompiglia il ciuffo. Ci sono vite che non esistono perché non le conosci, ci sono vite che riesci solo ad immaginare, e non ti sembrano mai vere, anche quando le hai conosciute. Poi c’è lui, e io per lui, o forse no. Lo incontro quando c’è luce e quando c’è penombra, quando piove e quando diluvia. Non mi chiedo più nulla: aspetto sempre più stanco, sempre più indifferente, la volta successiva. Potrei scrivere una canzone: a questo punto sarebbe perfetto un duetto, però.

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