Il portale della musica Indie italiana

1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco? 

 
La musica ha ancora il potere di far battere il cuore delle persone, mentre Facebook rimane un mezzo e nulla di più. Il lato positivo è che si possono raggiungere molte più orecchie di quanto si potesse fare un tempo non avendo un agenzia o un’etichetta. Il rovescio della medaglia è che il mercato è saturo e
il livello di attenzione sulla musica si è abbassato notevolmente.
 
 
​2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?
 

Fare musica rimane per noi la cosa più bella al mondo. È un veicolo formidabile e magico. L’unico aspetto negativo rimane forse quello economico. È difficile guadagnarsi da vivere facendo il musicista, in questi tempi. Ma d’altronde se fosse semplice lo farebbero tutti.

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

 
Anche se molti lo fanno non è necessario.
 
4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?
 
È molto più complesso di quanto fosse ad esempio 30 anni fa. La figura del produttore discografico si è trasformata in altro e si sono aggiunte molte altre variabili che prima non c’erano. L’avvento di internet ha cambiato tutto, youtube ha cambiato tutto nuovamente e le piattaforme digitali hanno ribaltato i
giochi ancora una volta. Ad esempio una figura come il social media manager è diventata centrale per una band che vuole promuoversi e crearsi un’immagine. E poi ci sono i talent shows, altra nota dolente del mercato musicale. L’ennesimo prodotto inutile che occupa dello spazio a chi uno spazio se lo meriterebbe.
 
5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?
 
Distanziarsi è una volontà delle persone, le tecnologie non vivono di volontà propria. Internet è utile alla comunicazione e alla diffusione della propria musica, ma la democratizzazione dei contenuti ha aumentato esponenzialmente la quantità di materiale senza necessariamente aumentarne la qualità. 
 
6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?
 
Il confine sta in quanti soldi si hanno a disposizione per fare un disco. Ci sono artisti che si proclamano fintamente indie e altri sotto contratto con major che però rimangono coerenti con le proprie idee. Per me indie è chi, con unicamente le proprie forze e talento, riesce ad emergere, aldilà di ogni discorso di genere musicale. 
 
7 – Cosa pensi del Crowdfunding? Lo ritieni un mezzo veramente utile per i musicisti?
 
Quando abbiamo registrato il nostro primo disco (all’epoca eravamo Voodoo), abbiamo lanciato una piccola campagna on-line che ci ha permesso di tirar su qualche soldo per pagarci lo studio di registrazione. Se come impegno si prende sul serio può essere davvero utile, ma è fondamentale avere già una buon zoccolo duro di fans che ti segue.