Il portale della musica Indie italiana

Sarah Stride è una cantautrice milanese con un curriculum di 15 anni, in cui ha collaborato con Ivano Fossati, Howie B, Aldo Nove, Moni Ovadia e Kole Laca (Il Teatro degli orrori), produttore del suo primo EP “Schianto”.

 
1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco? 

Sono appena stata a vedere un documentario su Elena Ferrante, una scrittrice di fama mondiale della quale non si conosce l’identità, c’è stata molta polemica intorno a questa faccenda, alcuni pensano che sia solo una trovata marketing molto ben riuscita mentre la cosa più degna di essere osservata è che attraverso questo sottrarsi ad un sistema incentrato quasi esclusivamente sull’immagine, questo personaggio è riuscito ad emergere unicamente attraverso il contenuto della sua opera. 

Va da sé che per me è molto più importante un buon disco, ancora oggi, che per i like si può anche imbrogliare, per un’opera di qualità no. 

 


2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Nel “fare” musica non ci sono aspetti negativi, sicuramente ci sono nel tentare di viverci! Gli aspetti negativi e faticosi sono tutti nella fase “B” quella in cui si deve pensare a come veicolarla la musica che hai fatto. Primo su tutti direi “L’attesa”.

L’aspetto più positivo invece è “farla”.

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

La politica in musica mi interessa quando non è unicamente volta a ribadire un posizionamento. Vengo attratta da contenuti più obliqui, sotterranei, quelli che ti svegliano la testa e che ti aiutano a pensare al di fuori degli schemi. Forse più che schierarsi politicamente bisognerebbe schierarsi umanamente.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Ahahahah ti dico solo che alla parola business mi è completamente scomparsa la voglia di scrivere!

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Se per tecnologie intendi i nuovi media, sicuramente oggi per chi ha qualcosa da dire i canali si sono moltiplicati ed è sicuramente più facile raggiungere un pubblico. La questione però si è fatta un po’ più perversa perché è la dimensione intima e privata ad essere la cosa più appetibile di un artista, al di là dei suoi contenuti professionali.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Non esiste.