Il portale della musica Indie italiana
Giorgieness è un progetto rock che fa capo a Giorgie D’Eraclea, cantautrice valtellinese che ha da poco dato alle stampe il nuovo singolo “Dimmi dimmi dimmi”.



1 – In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

È scontato dire che dovrebbe essere un buon disco il centro e il punto di forza di un qualsiasi progetto musicale, ma temo che sia più complesso rispondere a questa domanda.
Ad oggi facebook e forse instagram maggiormente sono una sorta di continuazione naturale del gruppo stesso.
Non credo nelle band che sono forti solo su internet, questo no, e mi fa molta tristezza sapere di like, consensi e visualizzazioni comprate al solo scopo di dare una sorta di spessore inesistente a qualcosa che, di fatto, un pubblico non ce l’ha o non ne ha così tanto.
Allo stesso tempo la musica è da sempre accompagnata dall’immagine di chi la fa e sopratutto dall’immaginario che si crea attorno, non a caso in tempi pre internet c’erano scene musicali, movimenti e grandi collettivi.
Quindi se questo prolungamento naturale viene gestito con la stessa linea e sincerità – il che significa anche artefazione nel caso in cui la band abbia deciso di presentarsi con una certa immagine – credo sia comunque una componente importante ad oggi, nel 2017.
Aggiungo anche se se i dati sono reali, insieme ai presenti ai concerti, il web è anche un ottimo modo per capire dall’interno come il tuo disco e il tuo lavoro viene recepito dal pubblico.

2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Solo uno? Su entrambi i frangenti si potrebbe dire tantissimo.
Un aspetto positivo è sicuramente il continuo contatto con il proprio io più vero, nel bene e nel male, che ti porta a diventare molto sincero con te stesso e di conseguenza con gli altri.
Uno negativo è il tempo che toglie agli affetti, partendo dalla famiglia. Non è facile spiegare a parenti e amici che non ci sei mai e quando ci sei hai comunque la testa li e non esistono natale, compleanni e ricorrenze di alcun tipo.

3 – Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

L’artista non è un politico, non amo quella che per definizione si intende “musica politica”.
L’artista è però un portatore di messaggi e se crede in qualcosa allora è giusto che usi la sua voce, piccola o grossa che sia, per sensibilizzare o piu semplicemente far riflettere sui temi a lui cari, siano questi anche politici.
Amo la musica sociale, quella che parla ad esempio del bisogno di spazi e di diritti mettendosi in prima persona e parlando delle sue esperienze personali o di quelle di altri esseri umani che ha incontrato sulla propria strada.
Sullo schierarsi, anche li, se quella persona li o quella band ha un forte interesse politico e per passione vera si informa e vive secondo certi ideali penso sia giustissimo scherarsi ad alta voce a prescindere dal contenuto delle canzoni che magari parlano di altri temi.
Alla fine non credo che gli ideali politici e i temi sociali rimangano fuori dai brani, anche se canti d’amore, perché vivi in un dato periodo storico e vuoi o non vuoi ti ci scontri.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

Penso c’entri poco con la musica e molto con il business. Per dirla alla Maccio Capatonda “esistono personaggi che non esistono”.

5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

All’inizio aiutano parecchio, ma ad un certo punto bisogna – perdonate l’infelice auto citazione – prendere la giusta distanza anche da quello. Le misure su quanto darsi e quando stare in silenzio. Ne ho parlato spesso, non capendo il valore del “non detto”, con un musicista che stimo moltissimo e nel tempo ho capito che puoi davvero scegliere quanto, quando e come usare i social. resto una da tremila stories al giorno, ma uso ad esempio la pagina facebook giorgieness in modo molto parco da sempre. Ma anche questo è un tema molto soggettivo.
Ultimamente ragiono sul fatto di togliere il mio profilo personale di fb perché sento il bisogno di tornare in contatto con la parola e i pensieri e le emozioni in forma diversa, non lanciandoli sempre e comunque ai quattro venti.
La mia dimensione privata è diventata più intima e allo stesso tempo più osservata e certe emozioni me le perdo per strada, condinandole a post con canzone e citazione invece che su un diario di carta sul quale posso essere davvero sincera con me stessa e col mio eventuale interlocutore.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

A mio giudizio non esiste, quantomeno in italia la trovo solo una scusa. All’estero credo sia un discorso diverso, una presa di posizione della band di trovare canali alternativi a quelli canonici, ma credo che per noi in italia sia una divisione mentale come quella che c’era alle superiori tra i punk e i metallari.