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FRAN E I PENSIERI MOLESTI - Noi scegliamo la strada

1)  In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco?

Questa è una bella domanda. La mia personalissima opinione è che un disco debba essere curato nei minimi dettagli in base alle possibilità economiche dell’artista. Se il mondo girasse nel verso giusto, un disco che suona bene, con dei contenuti e buoni arrangiamenti dovrebbe essere già a un buon punto. E invece non succede. Non succede perché i social hanno preso il sopravvento! Ci sono persone che vendono dischi mediocri, con testi che non dicono nulla, ma riescono a venderne un sacco.
Questo perché hanno imparato a pubblicizzarsi (o hanno qualcuno che lo fa per loro). Quindi, secondo me, in un mondo dove Internet prende sempre più piede, è altrettanto importante l’utilizzo dei social come canale di comunicazione e la ricerca di arrangiamenti nuovi e testi con significato.

2) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Un aspetto positivo del far musica è che ha molti aspetti positivi. Sarà che abbiamo capito che possiamo fare solo questo delle nostre vite, ma pensiamo che la musica riesca in qualche modo a elevarci a un livello quasi metafisico. Quando fai musica non sei te stesso, sei un veicolo di emozioni, parole, messaggi. Ti senti come sollevato da terra e questa sensazione diventa come una droga per il musicista. L’aspetto negativo è che tutti pensano di poter far musica. Pensano che basti prendere in mano uno strumento, strimpellarlo malamente ed essere pronti per i grandi palchi (errore che peraltro commettevo anche io). Questa mentalità sminuisce il LAVORO del musicista che trova difficile riuscire a farsi pagare per il servizio che presta.

3) 
Credete che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvate la politica nella musica?

Qui sfondi una porta aperta. Io credo che la musica abbia il dovere di portare dei
messaggi. Noi ci schieriamo. Ci schieriamo dalla parte di ideali in cui crediamo
fermamente. Se no, parliamoci chiaro, dopo 400 canzoni d’amore che dicono “Ti amo, ti odio, mi hai lasciato, sono triste”, viene un po’ la nausea. Un esempio concreto è il fatto che a metà novembre uscirà il nostro prossimo videoclip - l’ultimo per quel che riguarda il nostro primo album - che parlerà dell’indifferenza occidentale nei confronti di tutto ciò che non accade nel nostro continente e verrà patrocinato da Amnesty International.

4) 
Cosa ne pensate dell’attuale music business?

L’attuale music business è un labirinto intricatissimo. E’ un settore in continuo
cambiamento e bisogna conoscere benissimo l’argomento per poter sperare un
giorno di entrarne a far parte. I musicisti sono convinti che le etichette
finanzieranno il loro prodotto prima o dopo, ma questo ormai è obsoleto, non
succede più da tempo. Bisogna quindi diventare i manager di se stessi, investire
soldi, tempo, salute mentale e, ovviamente, volare basso ed essere
tecnicamente bravi.. e poi beh, una botta di fortuna ogni tanto serve.

5) 
Credete che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o che abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Le nuove tecnologie sono un argomento molto in voga e le discussioni in materia sono tantissime. Hanno distanziato i musicisti e il pubblico? Aiutano il loro rapporto? Hanno reso la musica un mero prodotto freddo e asettico oppure l’hanno elevata a prodotto di cui tutti possono fruire? Il punto è che hanno fatto tutte queste cose. I social sono community, ambienti comunicativi nei quali è possibile fruire di qualunque prodotto (musicale, artistico, comico, ecc) in qualsiasi momento. Ci sarebbe da aprire un dibattito di settimane sull’argomento. Il punto saliente è che il social aiuta la distribuzione musicale, ma le persone necessitano di un’educazione all’arte che al momento non viene erogata, perché la musica si dà per scontata. La musica c’è sempre, in ogni momento, e neanche ce ne rendiamo conto. Questo la rende scontata, nessuno
si chiede cosa c’è dietro ai suoni che escono dagli altoparlanti di un supermercato. Nessuno si alza dal divano per andare al concerto di artisti emergenti. Questo è profondamente sbagliato.

6) 
Qual è a vostro giudizio il confine tra indie e mainstream?

Indie, mainstream, off topic, management, business plan… si può andare avanti per ore. L’inglesizzazione dei termini ci rende più fighi, anzi più cool. La musica adesso si divide in Indie= indipendente e Mainstream= di tendenza, convenzionale, di massa. Ecco, secondo me il confine è labile. E’ un enorme calderone di musica bella e musica meno bella da cui pescare diventa difficile. Il punto è che dire: “la tua musica è bella, ora rendila commerciale per vendere i dischi” suonava male. Niente da dire, se uno vuole arrivare al grande pubblico, è disposto anche ad aggiungere una cassa elettronica dritta e storpiare un po’ la sua musica. Questo discorso si ricollega all’educazione, all’arte di cui parlavo prima. La musica che vende è quella che piace alle masse. Le masse sono diseducate.

7) Credete che il crowdfounding sia un mezzo realmente utile ai musicisti?

Il crowdfounding, come tutto, può essere utile o può non esserlo. E’ una questione di dedizione : a volte è più logorante star lì a spammare una campagna di raccolta fondi che fare un po’ di sana musica di strada e guadagnarsi i soldi così. Sono scelte valide entrambe. Noi scegliamo la strada.


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1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.