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ANDARE DA MERULA di Paolo Plinio Albera

Una volta con un mio amico abbiamo fatto un afterhour bello tosto, e per concludere in bellezza la serata (ormai diventata mattinata) siamo andati a prendere il caffè da Merula. Ci siamo presentati lì intorno alle nove, apriva alle nove e mezza. Come dice il proverbio, fatti 30 facciamo 31 (ore da svegli). Abbiamo aspettato che arrivasse il personale ad aprirci, siamo entrati e siamo andati subito alla macchinetta che si trova a destra subito entrati. Abbiamo degustato il nostro caffè – lo puoi prendere in due varietà, quella economica o quella Illy – e poi siamo saliti a fare la nostra visita che coronava un venerdì sera indimenticabile e di cui non ricordiamo nulla.


Merula è un negozio enorme di strumenti musicali dove puoi trovare qualsiasi cosa. Ogni volta che vado lo trovo sempre più grande, non scherzo. Magari una volta arrivi e hanno aggiunto magicamente una sala in più che non avevi mai visto. Una volta l'ho trovato raddoppiato (hanno aggiunto un altro edificio per gli impianti audio). L'ampio parcheggio è sempre più ampio. Adesso lo svincolo autostradale porta direttamente al magazzino. Merula fa provincia, insomma, anche se teoricamente la provincia è quella di Cuneo (Roreto di Cherasco, vicino a Bra). Ora c'è anche a Torino e a Bologna una rivendita Express (come il Carrefour!). Ok, ma vuoi mettere l'emozione di andare al magazzino originale?

Merula è il Paese dei Balocchi. È il Paradiso delle Tentazioni. È il Tempio del Peccato. Peccato non potersi permettere tutti quei meravigliosi strumenti musicali, infatti. I prezzi sono bassi ma gli oggetti meravigliosi che maneggiano le grandi rockstar costano comunque una cifra al di sopra del mio budget. Conosco persone abituate a comprare a rate perché è abbastanza semplice farlo. Io invece non sono così spregiudicato, temo l'insolvenza, e poi pensa le lettere degli avvocati di Merula, la condanna, il carcere, la vergogna e un sogno che si trasforma in un incubo ecc.

Vado da Merula in media 3-4 volte all'anno. Compro cose piccole – corde, cavi, cinghie e simili – perché il minimo indispensabile per suonare ce l'ho già. Qualche volta ho fatto investimenti maggiori, a tre cifre, ma ancora mai a quattro. Inutile stare a descrivere gli interni di Merulandia, gli strumenti, l'atmosfera, il profumo inebriante di musica professionale che si respira, e l'incredibile numero di accessori di cui ti accorgi improvvisamente di avere necessità prioritaria. È uno spettacolo unico e incredibile che incanterebbe anche la tua fidanzata – durevole o provvisoria – che non suona alcuno strumento (mi appunto questo tema per un altro articolo: “Portare la tua tipa da Merula”).

Merula toglie, Merula dà. È emozione forte, sturm und drang. Rise and fall. Da un lato, la frustrazione per non potersi permettere gli strumenti più esclusivi in esposizione. Dall'altro, lo stimolo entusiasmante per fare della musica una professione. Pensieri che iniziano con “da oggi in poi...”, “giuro che...”, “mi impegno e sarà la svolta...”

Considera che il Natale si avvicina: inutile dire che a Dicembre c'è il pienone. Papà regala chitarra a figlio moltiplicato migliaia di famiglie. Io e il mio amico di cui sopra, invece, ci andiamo per una ragione molto semplice: i calendari dell'anno nuovo. In casa appendiamo il calendario di Merula ormai da tanti anni, forse addirittura dall'età in cui abbiamo iniziato a fare la tessera Arci. E quindi compriamo una muta di corde (io), o un paio di plettri (lui) e ci portiamo via il calendario in omaggio. Ma la prossima volta faccio la pazzia e mi compro la chitarra dei miei sogni. E sarà la svolta, lo giuro!


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