ROBERTO ATTANASIO: Il nostro incontro con il pianista

Abbiamo incontrato Roberto Attanasio, pianista e compositore che dopo essersi fatto notare con i primi due album, sta ora per pubblicare il terzo disco dal titolo "Isolated". Il disco verrà rilasciato il 20 Ottobre, per la Memory Recordings/Believe Distribution.

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like o un buon disco? 

La carriera musicale di un’artista non si misura con i like, è come valutare un qualsiasi prodotto dalla scatola. E’ ovvio che sia un fattore importantissimo la crescita dei social network per questioni di visibilità ma il contenuto, ovvero un buon disco, non può mancare altrimenti il castello crolla.




2 – Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

La musica è un linguaggio praticamente universale, questo è il suo grande pregio. Se hai qualcosa da dire, puoi trovare un modo per farlo senza limiti e confini territoriali o culturali. Il suo aspetto negativo oggi giorno è che le persone vogliono tutto e subito, non hanno mai tempo da prendersi per conoscere cose nuove. La musica non è immediata come le arti visive, ha bisogno del suo tempo per iniziare, svilupparsi e svanire. Sicuramente nella nostra epoca questo è il suo fattore “negativo”, anche se io non trovo accezioni negative per la mia passione.

3 - Credi che un artista debba schierarsi politicamente?/Approvi la politica nella musica?

Può che il “debba” io direi “possa”. Con la musica si può dire di tutto, dipende soltanto da come lo fai.

4 – Cosa ne pensi dell’attuale music business?

E’ sicuramente un ambiente molto complicato, diciamo che investire nella musica non è più un “buon affare”, il ritorno economico è molto spesso nullo o dilungato in tempi molto ampi. Solo una grande passione ti permette di andare avanti e perseverare.



5 – Credi che le nuove tecnologie aiutino il rapporto tra musicisti e pubblico o credi abbiano distanziato gli uni dagli altri?

Come i vinili, cd e lettori mp3 anche i social network e varie piattaforme online hanno avvicinato il pubblico alla musica di un’artista. L’obiettivo finale però deve essere avvicinare il pubblico a sé stessi, è lì che si ottiene un vero seguito poiché i concerti sono la vera fonte di guadagno e dove la passione si esprime al meglio.

6 – Qual è a tuo giudizio il confine tra indie e mainstream?

Il confine lo decidono le persone, è davvero difficile “costruire” a tavolino un prodotto musicale che vada in una direzione piuttosto che in un’altra ed essere sicuri che funzioni, ci si può fare solo un’idea marginale. L’importante è FARE.



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