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LA VETRINA DEI GIOIELLI di Marco Battilocchi

Ho immaginato il mercato della musica  italiana come un negozio di gioielli. L’entrata composta da due grandi pareti vetrate:  quella di destra molto essenziale, con poca merce ben sistemata e ordinata secondo un criterio di materiale e genere e Il cartello recita “QUI LA MIGLIOR MERCE”. Quella  di sinistra, invece, stracolma di articoli, distribuiti alla rinfusa, ammucchiati ed esposti a casaccio. C’è scritto “TUTTO A 0,99 €”..  Nessuno conosce il valore reale dei gioielli : possono essercene di molto molto preziosi sia da una parte che dall’altra. Indipendentemente dal prezzo di vendita.

Volendo estremizzare ed esasperare il concetto (e la metafora): la vetrina di destra è la musica Pop/commerciale, quella dei grandi numeri, mentre quella di sinistra è la musica Indie.
Mi domando: il cliente, per poter comprare meglio, dove sceglie di andare a cercare? A destra o a sinistra? Preferisce affidarsi alle proposte del negoziante o si cimenta in una ricerca  accurata seguendo il suo gusto personale? La risposta credo dipenda da moltissimi fattori: dal suo tempo a disposizione, dal valore emotivo che attribuisce al gioiello da comprare, dalla complessità del suo gusto, dalla voglia che ha di impegnarsi nella ricerca, dalla conoscenza che ha in quanto a gioielli.
In questo momento sociale di estrema velocità e immediatezza, sono davvero pochi gli “eroi” che investono il loro tempo alla ricerca del “meglio tra tanti”. Molto più semplice digerire quello che ci viene dato in pasto. Che poi la digestione è un fenomeno assai complesso,  ma se alla lunga crea problemi vai con un Alka-Seltzer (assuefazione) e passa la paura.  
La domanda è : quand’è che un gioiello di valore può passare dalla confusione e la dispersione della vetrina di sinistra all’ordine e allo splendore  di quella destra? Chi se ne occupa?
Basta che molti clienti la comprino (perché oggettivamente preziosa) oppure serve qualcos’altro che ci sfugge?

Che poi, pensandoci bene,  avrei potuto fare tantissimi altri parallelismi per descrivere questo concetto, ad esempio: gli ipermercati e i discount, la serie A e la serie B, la dirigenza e la classe operaia… invece no. Ho scelto proprio l’esempio dei gioielli. Sarà uno scherzo  dell’inconscio? Ma no no, credo sia semplicemente un caso. Anche se non ne sono “completamente” convinto…

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