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KLAN DESTINY - Leggi la nostra intervista al duo friulano

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

L’aspetto positivo è di trovare sempre un terreno fertile per esprimere se stessi, e spesso per dire cose che normalmente non avremmo il coraggio di dire. E’ come uno sport per alcuni versi, ti sfoga, ma al tempo stesso ti rilassa dandoti beneficio. La musica è qualcosa che si crea dal nulla e questo la rende speciale; il musicista, come un artigiano, dal niente crea qualcosa: melodie, suoni, emozioni e questo è veramente incredibile.
Un aspetto negativo crediamo sia il non fermarsi mai. Non parliamo in generale, ma facendo riferimento alla nostra esperienza. Una volta che entri all’interno di un mondo che ti affascina e ti appassiona fai di tutto per esso e ciò spesso ti porta a vivere e a pensare solo in sua funzione. 
Normale, certo, per qualcosa che si ama (può essere la musica come il cinema, lo studio, o il proprio lavoro), ma a volte bisognerebbe imparare a staccarsi un attimo, anche solo per un giorno, dal computer, dalla stesura di testi, o anche dal web (dove capiamo tramite i commenti se ciò che facciamo piaccia o meno), in modo da riprendere successivamente più obiettivi e riposati. Per noi la musica è una passione, ma anche un’ossessione e questo non lo consideriamo un male; viviamo per essa e ci va bene così, ma spesso su questo punto siamo stati criticati e visto che ascoltiamo (ogni tanto) quello che ci dicono gli altri, possiamo affermare almeno questo è potenzialmente un aspetto negativo. Di altri non ne troviamo.



2) I talent sono spesso criticati ma a vostro giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Tutto ciò che finisce in televisione ha successo. Basta una buona pubblicità mirata e intelligente ed il gioco è fatto. Se poi all’interno del programma vengono messi personaggi che magari sono già stati addestrati a stare davanti ad una telecamera ancora meglio. I talent hanno successo sotto due punti di vista: quello dei cantanti (chi è lì ha un aumento esponenziale di fans che di colpo ascoltano la sua musica) e quello della televisione (numeroso pubblico). 
Soffermandoci su quest'ultimo punto, credo che tutti lo guardino per svago, per ascoltare musica che magari conoscono e canticchiarla in testa (visto che l’80% delle canzoni non ha appartiene agli artisti in gara) e soprattutto per una questione di "spettacolo", nel senso che i talent sono studiati a tavolino per intrattenere: litigate improvvise tra giudici, risposte irriverenti da parte dei concorrenti, e via così. Tutto questo appare interessante per trascorrere un paio d'ore alla sera, dopo una giornata pesante di lavoro. Anche se noi preferiamo vederci un film. 
Per quanto riguarda il successo dal punto di vista dei cantanti certo, nel primo periodo aumenta moltissimo, ma poi? Si ferma. E gli artisti che rimangono veramente, che vengono chiamati a suonare in giro, che passano in radio, a distanza di tempo, sono davvero pochissimi. I talent sono un trampolino, non un atterraggio e, da quello che vediamo noi, quasi tutti gli artisti li considerano come un punto di arrivo, noi un punto di partenza. Una marcia in più, dal punto di vista della notorietà, rispetto agli altri, una carta da giocare, ma da giocare bene. Non sei arrivato quando vinci ad un talent, al massimo sei partito; loro ti hanno dato la spinta, ora sta a te continuare. Riteniamo che non venga capito. Quando vedi che chi esce dai talent pubblica un singolo e poi vive di selfie sui social network ti rendi conto che qualcosa non va. Non basta certo quello. Dal nostro punto di vista, se ci venisse offerta un’occasione del genere non penso la coglieremmo. Non tanto per i talent in se’ (non ci sarebbe niente di male), quanto per il fatto che non ci fidiamo di quello che c’è dietro e quel poco che sappiamo non ci piace per niente.

3) Credete che un artista debba schierarsi politicamente? Approvate la politica nella musica?

Più che schierarsi politicamente un artista deve esprimere se stesso, le sue idee, le sue ideologie, i suoi valori, ciò che non gradisce e ciò che preferisce. Non ci piace chi nelle canzoni non mette dentro almeno un pezzettino di se’. Spesso vengono scritte da altri e l’artista è soltanto un interprete. E' una cosa non capiamo. E' come se mentre canti parlassi di qualcun altro.  La musica è esprimere se stessi, questo è il nostro punto di vista e come la viviamo. Quindi perché no, se ciò significa anche mettere sul piatto la propria idea politica non c'è nulla di male. Non crediamo a chi dice “non è giusto fare politica, pensate a fare i musicisti”. Siamo liberi di dire quello che vogliamo, il problema è che risulta pericoloso. In Italia le idee politiche (e non solo) sono molto delicate, e spesso per una che viene espressa, se non approvata da qualcuno, può generare solo divari e dissensi. Ma fa parte del gioco.

4) Accettereste di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Se il compromesso di cui si parla mette in gioco la nostra dignità e influenza il nostro modo di pensare e di agire, no. Se ci venisse detto “Dovete trasferirvi per continuare la carriera musicale”, allora sì, sarebbe accettabile, come pure nel caso in cui coincidesse con la creazione di show più efficaci o di testi/produzioni più commerciabili. Tuttavia se queste indicazioni non dovessero rispecchiare, ripeto, il nostro modus operandi di sempre, la risposta sarebbe no, la stessa che hanno ricevuto proposte e contratti di etichette discografiche desiderose di cambiarci o annullarci come artisti. 
Purtroppo attualmente molti scendono a compromessi perché confondono la carriera musicale con quella dell’apparire, di andare in televisione, di avere followers su Instagram. Se pensi alla musica che fai, a quello che vuoi trasmettere, non ti interessa scendere a compromessi per avere qualche like in più, perché il tuo obiettivo primario è che la tua musica venga ascoltata e tu valorizzato e compreso come artista. Questo, e nient’altro. 
Ciò non significa “Non siamo venduti e non ci venderemo mai”, perché nella terminologia odierna venduto è usato per rappresentare chi fa musica che vende, adatta a tutti ecc. Non c’è niente di male, non è sbagliato voler arrivare a più gente possibile, sennò sarebbe un semplice hobby, mentre noi desideriamo che diventi una vera e propria professione. E' sbagliato farlo contro se stessi, contro ciò in cui si crede, esponendo e pubblicizzando, magari, valori da noi distanti. Quello è scendere a compromessi nel peggiore dei modi.

5) Pensate che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Assolutamente sì. Come detto prima, spesso la musica, o qualsiasi obiettivo, diventa un’ossessione tale da mettere continuamente alla prova chi ti sta accanto: le giornate in cui sei assente, i tuoi cambi d'umore, la fissazione del parlare sempre e solo di quello. Ma crediamo, in realtà, che far musica non sia poi così diverso da qualsiasi altra professione: sei fuori tutto il giorno, torni a casa nervoso e a cena parli solo di lavoro, lavoro e ancora lavoro. 
L’importante è avere abbastanza consapevolezza della necessità di staccare ogni tanto e di saperlo scindere dalle relazioni. E’ difficile, certo, perché chi ci è accanto partecipa, ma bisogna sforzarsi di farlo. La musica spesso ti porta lontano da casa per concerti, interviste, ma questo accade anche in molti altri ambiti. Nel nostro pezzo Non ti Chiamo si parla proprio di come in nome della carriera, spesso, vengano messe in secondo piano le relazioni e perso l’entusiasmo per le piccole cose. Non è una cosa che a noi sta capitando, ma piuttosto su cui stiamo lavorando affinché non accada. Siamo molto legati alla nostra famiglia e agli amici (seppur pochi di reali ed effettivamente presenti), e non potremmo perdonarci di far loro del male abbandonandoli o divenendo assenti.

6) Siete legati alla vostra città o esiste un posto in cui preferireste vivere?

La nostra città ci piace, ma non così tanto da non permetterci, un domani, di trasferirci. Siamo molto affezionati ai vicoli e ai quartieri, un po’ meno alle persone. Pur essendo molto legati al nostro territorio non vediamo l’ora di girare il più possibile per live; anche per uscire un po’ dalla solita mentalità a cui siamo abituati, dalle stesse facce e dagli stessi locali. Vogliamo capire se fuori dalla nostra piccola realtà provinciale le mentalità cambiano, anche se conosciamo la risposta, in fondo, ma vogliamo testarlo. Ne abbiamo bisogno.


Commenti

  1. Veramente interessante la vostra storia. Si capisce molto bene la passione che ci mettete per esprimere la vostra musica

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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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ma chi può dire se un disco è buono? Di fatto i social in questo sono un termometro impareggiabile.