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INTERVISTA A GIORDANO SANGIORGI, PATRON DEL M.E.I. di Marco Zuppa

Quando si parla di musica indipendente, non si può non parlare del M.E.I. (Meeting Etichette Indipendenti), che si tiene ormai da 23 anni a Faenza.

Un vero e proprio network nato per supportare e consolidare tutti gli operatori che si muovono nel settore della musica indie, su tutti i livelli.

Abbiamo incontrato il patron del festival con cui abbiamo parlato a tutto tondo della nuova edizione in programma dal 29 settembre al 1 ottobre, della scena indie italiana e di nuovi talenti.


1) Il MEI compie quest’anno 23 anni di attività. Com’è cambiato il mondo degli indipendenti dal 1995 ad oggi?

Siamo alla ventitreesima edizione infatti quest’ano per uscire dal mainstream commerciale che oramai coinvolge tutti in una unica melassa vogliamo fare incontrare la nuova musica indipendente ed emergente innovativa e che fa ricerca con il mondo della poesia. Abbiamo così creato un’area Premio dei Premi con i miglior festival di cantautori, l’area della Rete dei Festival legati al rock alternative più attuale e il circuito It-Folk con le migliori proposte di neo folk e a loro daremo i testi dei nuovi poeti italiani per farglieli musicare. Un laboratorio che speriamo crei testi migliori di quelli che girano in questo periodo come tormentoni estivi, tanto per fare un esempio concreto e attuale. 

2) Si dice che i talent siano in declino rispetto al passato. A suo giudizio è una cosa positiva o si rischia di perdere una vetrina davvero utile a chi vuole fare musica?

I talent sono in declino perchè si è visto che non seguono le carriere degli artisti ma si occupano solo di fare girare vecchi e nuovi brani dei più potenti editori multinazionali. Quindi l’interesse scema ogni anno sempre un po’ di più, un po’ come succede con Il Grande Fratello e gli altri Reality che hanno sempre meno presa sul pubblico e fanno sempre meno tendenza. Resteranno nel palinsesto tv perchè c’è bisogno di riempire di contenuti a costo zero e i talent in questo caso sono un prodotto per eccellenza come i talent dei cuochi e quelli dei nullafacenti che stanno mesi su un’isola. Resta che l’avvento di Manuel Agnelli almeno ha portato un po’ di vento indie.

3) In un settore sempre più influenzato dal web è più importante un profilo Facebook curato o un disco ben prodotto?

Sicuramente meglio del tutto un bel video su YouTube che circola ed e’ capace di fare  tantissime visualizzazioni. Poi e’ evidente che oggi il prodotto e la pagina Facebook rischiano di avere quasi la stessa incidenza sul pubblico. Poi quando sei su un palco live conta pero’ solo e veramente il prodotto e la cancellazione quest’anno di molti concerti live di molti artisti tv lo dimostra. Serve sostanza alla fine, ancora.

4) Quali sono i tratti distintivi che cercate negli artisti emergenti per i premi da riconoscere o per le esibizioni interne al festival? 

Certamente l’innovazione, l’originalità, la coerenza , per dirne almeno tre, e un percorso che piano piano dal tuo garage ti abbia fatto arrivare al grande pubblico grazie al merito della tua  arte musicale apprezzata in modo sempre più crescente. 

5) Il network intorno al MEI è molto ampio e abbraccia tutti gli aspetti della musica, dal palco ai diritti. Come vede l’avvento di nuovi sistemi di tutela dei diritti e l’allontanamento progressivo dalle società storiche ? 

Noi siamo favorevoli di fronte alla globalizzazione del mercato digitale, che vuole spazzare via i mercati nazionali e vendere un modello unico di canzone per fare il massimo profitto come Despacito, per citarne una, che i mercati nazionali debbano presentarsi uniti per farsi pagare i diritti altrimenti il rischio e’ che potenti multinazionali come YouTube, Spotify , Amazon e simili paghino sempre meno gli artisti nazionali soprattutto quelli piccoli e indipendenti che non producono reddito, ancora di più se si trovano di fronte piccole società  dei diritti che non hanno alcun peso. Per questo siamo contro la frammentazione nei mercati nazionali di società di diritti. Ma al contrario per presentarsi  con un unico soggetto forte che nella diversità li rappresenti tutti e tratti ai prezzi più alti per gli autori, editori, produttori e artisti a tutto vantaggio della creatività musicale. La frammentazione in mille società che raccolgono i diritti può portare, oltre al blocco della distribuzione dei diritti, inoltre che li raccolgano solo per quelli più noti mentre quelli meno noti rischiano di restare a zero introiti non  avendo alcuna forza contrattuale con i potenti monopoli multinazionali della distribuzione e diffusione musicale digitale: questo si sarebbe un grave colpo per la creatività musicale giovanile.

6) Qual è, a suo giudizio, il confine tra “indie” e “mainstream”? 

Per noi il confine e’ sempre quello dal punto di vista produttivo: nel primo caso si tratta di un gruppo di persone che investe soldi propri in un nuovo prodotto musicale senza alcun legame con multinazionali che coprono l’investimento, mentre nel secondo caso spesso sono prodotti globali realizzati e diffusi da sedi periferiche nazionali guidate a livello globale. Dal punto di vista artistico oggi, se un tempo indie in Italia era sinonimo di musica alternativa, oggi certo questo non lo e’ più: anzi, proprio quest’estate abbiamo assistito al grande successo di produzioni indie in stile mainstream che hanno conquistato le classifiche di vendita, la programmazione in radio e il grande pubblico dal vivo. Siamo in una fase in cui la musica innovativa deve fare un salto di qualità e uscire da questo binomio per trovare una nuova via.

7) Un consiglio a chi vorrebbe affrontare la professione di musicista? 

Passione, sacrificio, sudore, impegno, costanza, studio, professionalità. Lavorare contemporaneamente a tanti progetti per poter avere una visione più ampia possibile della musica e maggiori introiti per poterne vivere. Aggiornarsi ogni giorno per essere anche imprenditori di se’ stessi.

8) Oltre agli artisti, qual è oggi il pubblico interessato al panorama indipendente? 

Se parliamo del panorama indipendente classico abbiamo un pubblico over 35 che segue l’indie rock e il cantautorato alternativo tradizionale, mentre i teen legati alla scena indipendente sono attratti dal rap e dalla sue derivazioni come la trap e il reggae ton e altri settori e l’elettronica. Come e’ accaduto negli Anni Settanta quando la chitarra rock delle nuove generazioni ha sostituito definitivamente la melodia canterina italiana e napoletana, in Italia siamo di fronte da un altro cambiamento epocale con le giovani generazioni che mettono in soffitta la chitarra per mettere al centro i sintetizzatori e i suoni elettronici.

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