Passa ai contenuti principali

IL KAJAK, UMBERTO TOZZI E ALTRE STORIE di Matteo Gorgoglione

Dopo tre anni di dolce distanza, questi del campeggio hanno imparato finalmente a conoscermi: sono sorridente, educato, pulito, mi sforzo di parlare francese (una volta ho anche detto "c'est super!"), sono rispettoso di tutto e di tutti. Ma mancava una cosa per farmi amare davvero. La simpatia, la maledetta simpatia. Alcune sere fa mi sono messo a suonare la chitarra, che ho portato qui per la prima volta. Una piccola chitarrina, perché quella normale non sta in macchina (quasi quasi mi compro il sarcofago!). Io pensavo di fare Brassens o Brel, e invece ho finito per cantare Umberto Tozzi, Ricchi e Poveri, Eros Ramazzotti. Per carità, me lo aspettavo e sono stato al gioco. 




È stato divertente. Si sono messi addirittura a ballare il lento su "Ti amo". Ma il problema non è questo. È la simpatia. Perché dal giorno successivo il tipo del campeggio ha iniziato a sorridermi in modo diverso, mi ha offerto una birra, non ha più corretto il mio francese eccetera. E oggi mi ha detto: "se vuoi domani puoi prendere il mio kajak gonfiabile, te lo presto". Io dentro di me pensavo: "ma figurati". Figurati se mi metto sul kajak, se mi allontano dalla riva, se mi metto a guardare i pesci, se mi metto a far cosa sola con la natura, se mi metto il salvagente addosso, se poi torno in spiaggia e dico "bello, è bellissimo, un'emozione incredibile". Figurati. Ma ho commesso l'imprudenza di dirlo a mia moglie e alla bimbe. Hanno iniziato a dirmi che mi devo buttare ogni tanto, che sono noioso, che prima ero diverso (prima di che?), che sono fastidioso eccetera. Hanno ragione, sicuramente. Ma è proprio l'entusiasmo, la novità, l'esperienza, che mi deprime. È il bambino che fa l'adulto e l'adulto che torna bambino, ma soprattutto il secondo, che mi affatica senza speranza.  E ho cercato di spiegarlo alle bimbe tutta la sera. L'altro giorno siamo andati al parco avventura. Le bimbe erano un po' distanti a fare il loro percorso. Io, sdraiato sul prato, guardavo con incredulità adulti, tantissimi adulti, sopra di me, scorrevoli come non mai sul cavo d'acciaio, attaccati a un giocondo moschettone. Erano a venti metri d'altezza, a gridare di paura e di entusiasmo. Ma torniamo al kajak e a Umberto Tozzi. Tutto è iniziato con la mia simpatia, con la mia chitarra. La simpatia ha reso bella quella serata, ma ha rovinato questa, anche perchè alla fine il kajak ormai sono obbligato a prenderlo: mica posso deludere il tipo e la mia famiglia! Meglio dire" ok, lo prendo", e non pensarci più. Ma potrei sempre dire alle bimbe, sul più bello: "no, che peccato, non si gonfia, forse è bucato!".

Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.