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il dEli - leggi l'intervista al cantautore piemontese

"Lo stupido che canta", questo il titolo del disco solista d'esordio del cantautore piemontese trapiantato in UK. Un viaggio attraverso stili e generi differenti in cui il dEli racconta l’amore in varie forme, mette a nudo l'anima e presenta alcuni personaggi filtrandone la personalità attraverso la propria sensibilità. Conosciamolo meglio.

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica?

Il fare musica dovrebbe essere una passione (o una vocazione) quindi di aspetti negativi non dovrebbero essercene. Poi se si intende anche il suonare nelle cover bands o tributi vari, beh, quello è un lavoro e come in tutti i lavori ci sono variabili che possono influenzare in negativo il processo. Nella musica originale l'aspetto negativo è la mancanza di interesse e cultura musicale (in Italia ormai da una vita, ma ora come ora ovunque) che porta i musicisti/autori/compositori etc (scusa non uso la parola "artista" perché ne hanno abusato, quindi evito) alla frustrazione e spesso allo smettere del tutto.
Ma se si pensa solo al "fare" inteso come processo creativo, credo che di negativo non ci sia proprio nulla. 


2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo?

Oggi come oggi tutto è criticato e i talent sono solo in mezzo al calderone. Per il successo, cosa posso dire...fanno parte del modo di consumare odierno. La gente vuole cose veloci da assimilare e veloci da smaltire (tanto per riprendere il discorso della mancanza di cultura di cui sopra). È l'equivalente del fast food. Il punto è che quelli che vi partecipano spesso sono persone con grande talento, solo che a volte hanno poca voglia di aspettare e preferiscono giocare a questa sorta di roulette per arrivare al fantomatico "successo".

3) Credi che un artista debba schierarsi politicamente? Approvi la politica nella musica?

Ognuno è e deve essere libero di esprimersi come meglio crede. Il "debba farlo" non mi piace. Se vuole e ha cose interessanti da dire ben venga (vedi i Rage Against The Machine per esempio), ma ormai si può ancora parlare di politica? Magari potremmo discutere del sociale, a mio parere già più una cosa che coinvolge la gente normale. La politica è un teatrino, non siamo più negli anni 60/70.

4) Accetteresti di scendere a compromessi per raggiungere il successo o un pubblico maggiore?

Il successo è relativo. Dopo aver pubblicato il disco, una signora mi ha scritto e mi ha detto che si è emozionata ascoltando il brano "Lo stupido che canta". Per me questo è "successo". Per quello commerciale dipende dai compromessi, ma comunque a 41 anni, francamente, me ne infischio! :D

5) Pensi che il fare musica influenzi in qualche modo i rapporti con gli altri (famiglia, relazioni, amici, parenti)?

Dipende da chi la fa. Se non appena ottenuti 100 ascolti te la meni manco fossi Lady Gaga, allora influenza tutto. Fare musica, nel mio caso, ha determinato un allargamento delle mie conoscenze e quindi sì, ha influenzato. 

6) Oltre al luogo d'origine, sei legato alla tua attuale città o esiste un posto in cui preferiresti vivere?

Legato a Londra? Ahahah...come fai...No grazie. Ci vivo perché tornare in Italia ora come ora rappresenterebbe un suicidio per me e la mia famiglia. In questo momento vorrei vivere in montagna. Mi piace molto stare dove c'è poca gente, si mangia bene, la natura ti circonda e...ci si può arrampicare :D

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1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

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