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Compiti per tutti: Guardare “Lisbon Story” di Wim Wenders (1994) e scoprire i Madredeus. (*)

Allora: sono a Lisbona da due settimane e devo tristemente ammettere che la mia vita sociale deve fare ancora qualche sforzo:
Non trovo una casa e sono senza chitarra: voi ora (soprattutto gli amici musicisti che leggono), provate ad immaginare la difficoltà.
Ad ogni modo, in questi giorni sono riuscita a fare capolino in qualche locale notturno (movida in Barrio Alto docet) e ad ascoltare qualche concerto… ma non solo nei locali, qui sembra che la musica sia un po’ nell’aria, per le strade, nei ristoranti, nei locali che servono birra e Mojito a 1€ (la reazione mentale collettiva ai drink appena citati sarà: Ma davvero?!), nella metropolitana, e pure all’università (che non c’è, ma sembra).
Ovunque, signori.

 

Come c’è da aspettarsi, qui il Fado portoghese regna sovrano, perché insomma: è tradizione e qui ci tengono assai (è patrimonio Unesco, non scherziamo!).
Io sono giorni che vago per salite e discese della città alla ricerca della Casa del Fado e quel maledetto di Google Maps mi porta solo nei ristoranti, dove comunque, sarà anche tradizione, ma il 20€ di concerto e cenetta e tessera, fuori lo devi cacciare.
Ripassino
Si dice che il fado è il fado. Un canto e una musica prettamente nostalgica che racconta di pene d’amore, sentimenti, le partenze e la lontananza (infatti la parola stessa “Fado” deriva dal Latino e significa destino -fato-, che lega questo sentimento nostalgico della musica alla famosa “Saudade”).
Ad ogni modo, c’è chi distingue quello dei professionisti da quello dei dilettanti e dove lo si fa: a Lisbona è cantato nei locali, nelle locande spesso durante i pasti, mentre a Coimbra, il fado presenta delle caratteristiche più accademiche ed è cantato dagli studenti, e ancora quello di Oporto, più allegro e di sonorità “maggiore”.
Anche la chitarra portoghese è uno strumento tipico: Chitarra “Fado”, per l’appunto, ha 10 corde, 5 accoppiate a due a due che si suona con quello che noi definiremmo “plettro” (essendo esso uno strumento a corda), ma che sembrano più schede sim del telefono legate con dello scotch alle dita.
Anche qui, le chitarre variano rispetto al tipo di città, Lisbona e Coimbra soprattutto.
Insomma, bello e triste e qualcosa mi ricorda la musica neomelodica napoletana.
Non nego, tra l’altro, di aver trovato molte somiglianze e influenze con la musica Brasiliana in giro per qui: molta Bossa Nova, molta Samba e pure il Forrò, musica prettamente del Nord-est del Brasile che pare vada di moda.. o almeno così oggi l’autista di Uber sosteneva, facendomi ascoltare Forrò per mezzora, sostenendo che qui questo ballo (del Forrò) è super (sarà vero?).
A presto aggiornamenti, vi prometto che qualcosa di nuovo imparerò anche io e magari finirò a mettermi uno scialle nero e cantare piangendo nelle locande, o forse in qualche progetto rock portoghese (Ieri ho conosciuto una sassofonista di Berlino che non vuole più abitare nella casa dove sta perché non può suonare e i parchi – a meno che non siano il Jardim da Estrela, pare che lascino un poco a desiderare.
Qui comunque, a differenza dell’Italia, non pare servano molti permessi per suonare in giro, Buskers, Etc. Tutti apprezzano e son disponibili e i soldi, se suoni, te li danno – anche se pochi – perché te li meriti.