Il portale della musica Indie italiana

E’ il 18 settembre 1970 e fuori dal Samarkand Hotel di Londra l’ambulanza parte a sirene spiegate.

A bordo c’è Jimi Hendrix.
 
Quel giorno segnerà la fine della sua vita e della sua carriera.
 
Di lui resteranno i nastri registrati, i live, i dischi ed un senso di vuoto per ciò che avrebbe ancora potuto dare un genio della sua portata.
 
Certo oggi il mondo della chitarra ha visto fenomeni imporsi sulla scena ma forse nessuno, neanche Jimy Page, ha saputo essere tanto all’avanguardia.
 
Parlando di Hendrix si fa sempre riferimento al geniale chitarrista, alle droghe, alla chitarra in fiamme a Woodstock ma pochi sanno o ricordano che Hendrix era capace di suonare per ore.
Affamato costantemente di musica e di ricerca.
 
Le pesanti modifiche alle chitarre, la voglia di suonare per ore che lo portava a improvvisare jam continue con chiunque avesse voglia di accompagnarlo.
 
Il mondo del rock è pieno di aneddoti che tantissimi chitarristi e personaggi del rock sulla figura di Hendrix.
 
Di certo la sua eredità è stata enorme, ancor più se consideriamo il brevissimo lasso di tempo impiegato per segnare così in profondità la musica.
 
 
 
Oggi lo stile di Jimi Hendrix potrebbe essere distante dal gusto del grande pubblico, ma se vi venisse voglia di capire cosa lo rende così grande, provate a guardare un suo live. Uno qualsiasi. Osservate la totale dedizioni e la simbiosi con cui il chitarrista si fa egli stesso strumento e musica, fondendosi con la chitarra. La semplicità e la fluidità di certe frasi, unita alle movenze che non erano scena ma espressione fisica del suono.
 
E la potenza, la forza del suono capace di essere un urlo feroce o un sussurro dolce. 
 
Molti musicisti talentuosi hanno confessato la grande influenza esercitata da questo ragazzo di Seattle, capace di suonare senza timore persino i pezzi di Bob Dylan.
 
Un genio capace di cristallizzare nei suoi suoni e nei suoi brani tutta la psichedelia e la bellezza di un’epoca.