Passa ai contenuti principali

AUTORIDUTTORI DI IERI E DI OGGI di Marco Zuppa

Francesco De Gregori è in tour con il suo ultimo disco "Buffalo Bill" nel 1976.
Reduce dal successo di "Rimmel", sembra ormai destinato a un futuro sempre più radioso.

Purtroppo per lui le cose non vanno proprio così.
Al suo concerto del 2 Aprile a Milano si presentano i cosiddetti "Autoriduttori".
Questo movimento riteneva che la musica fosse un diritto di tutti e quindi gratuita.

I forti legami di questo movimento con "Autonomia Operaia" portava gli Autoriduttori a contestare i cachet di artisti come De Gregori, da sempre schierato politicamente.

Le cronache di quella sera sono disponibili su vari siti.
All'epoca le contestazioni erano legate anche ai prezzi dei biglietti, ritenuti troppo onerosi.

Avevano ragione? Non del tutto secondo me.
Contestare che si debba pagare un concerto o la fruizione della musica in generale è sbagliato.
Contestare un prezzo troppo alto, non è del tutto sbagliato.

Oggi viviamo in un mondo in cui i dischi non si vendono, i ricavi degli streaming sono pochi e la sola fonte di guadagno certa per gli artisti sono ormai i concerti.

Questo meccanismo ha però portato ai magheggi che tutti conosciamo (il caso LiveNation lo ricordiamo tutti vero?).
Manca quindi una consapevolezza da parte del pubblico.

Quella consapevolezza in grado di educare gli artisti, perché se i biglietti non si vendono perché troppo cari, allora i prezzi si dovranno abbassare o le platee resteranno vuote.

Da questo punto di vista abbiamo noi pubblico, il coltello dalla parte del manico.

E' però anche vero che, se vogliamo davvero proclamare un diritto, tocca assolvere dei doveri.
Meno streaming, meno ascolti gratuiti e più investimento nell'acquisto di musica, per riequilibrare bilancia.

Purtroppo il web è seducente e la parola "gratis" lo è ancora di più ma sabotare un concerto andando a fare un processo da vivo è un paio di maniche, farlo da dietro lo schermo di un pc è decisamente peggio.


Commenti

Post popolari in questo blog

LODOVICO GUENZI de "Lo Stato Sociale" risponde a 6 domande scomode

1) Un aspetto positivo ed uno negativo del fare musica? Il lato positivo, musica o non musica, è fare il cazzo che ti pare.  Ecco, questa cosa difficilmente ti viene perdonata.
2) I talent sono spesso criticati ma a tuo giudizio, perché riscuotono tanto successo? Beh è lo stesso principio per cui ha senso un reality, ad esempio. Metti in campo l'umanità e il quotidiano, la fragilità e il sogno e la stendi nelle fasi in cui nasce e cresce. E poi chiunque ama giudicare, e niente ti fa sentire più sereno nel giudicare del mettere degli artisti in un contesto scolastico. Poi la realtà è che il rock'n'roll lo fai proprio per non andare a scuola, per non avere nessuno che ti dice come devi essere, come ti devi vestire o muovere o parlare. Per questo agisce davvero nelle vite delle persone, perché è una pratica di libertà. Per questo di cento partecipanti hanno una carriera vera in dieci e hanno gente ai concerti in tre. Esiste una grande affezione allo sviluppo drammatico delle parab…

ANGELO BRANDUARDI - Oggi ha più senso suonare che fare dischi

Classe 1950, 50 album pubblicati e una carriera che incarna l'indipendenza come poche altre, Angelo Branduardi è un musicista che suona da anni e che ha accumulato un'esperienza e una dedizione alla musica senza pari. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo e di raccogliere le opinioni di un artista senza peli sulla lingua.

In un periodo in cui si parla molto di musica indipendente, cosa ne pensa della scena indipendente?

Io non la conosco molto ma in passato anche io e miei colleghi, che abbiamo avuto contatti con le multinazionali, potevamo contare su un'etichetta e una libertà assoluta. Negli anni d'oro della discografia, 70 - 80 - 90, al giovane talento venivano dati 5 anni di tempo e un piccolo stipendio mensile.
Ti dicevano: "Col primo disco ci perdiamo, col secondo andiamo a pari e col terzo guadagniamo."
Avevamo 3 possibilità, oggi ne hai una. 5 minuti e una pedata nel sedere.
In questo senso devo dire che un'etichetta indipendente ha un valore perch…

BEBA - Il confine tra indie e mainstream è Calcutta

1 - In un mondo sempre più incentrato sul web, cosa conta di più tra una pagina Facebook con tanti like e un buon disco?
Senza dubbio conta di più un buon disco, una pagina con tanti like porta tanti like alle foto e tanti commenti, ma non porta le persone ai live.. quello lo fa solo la musica fatta bene.