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I MORIBONDI di Matteo Gorgoglione

Ho quarant’anni. Continuano senza fantasia a dirmi frasi tipo “bello mio, la vita incomincia adesso” (wow, che brividi!). Ma mi sento di dire con tutto il cuore che non è affatto così. La vita è finita da sempre, la mia e la vostra. Brel dice che la maggior parte delle persone sono già morte verso i 17/18 anni: dice “è la gente che trova la sistemazione, la gente che vive seduta anziché vivere in piedi. E' gente che non mi piace perché non mi piacciono i morti, i moribondi. E' gente che sopravvive invece di vivere, sarà forse un giudizio affrettato, è facile da parte mia, ma davvero la maggior parte della gente pensa a ritirarsi, pensa alla pensione, è gente che non si accorge più di barare. In realtà loro sono in buona fede, ma io lo trovo angoscioso, io trovo spaventoso vivere come vivono loro”. 



Io sono certo di essere come quella gente, perché fingere? Stesse debolezze, stesse meschinità. E quindi i miei quarant’anni non possono che certificare al meglio questa vita, uguale a sé stessa e uguale a tutte le altre vite che vivono questo misero mondo. Ci tocca sopravvivere, e aspettare incidentalmente piccole cose belle, vivere per pochi attimi di tenerezza. La cosa più bella degli ultimi giorni è questa: la mia bimba piccola è andata a vedere con una sua amichetta e i genitori di questa un balletto al Teatro Nuovo. Tornata a casa, racconta che il balletto le è piaciuto tanto. Dice che a un certo punto del balletto le ballerine hanno messo in scena l’ira, tutte vestite di rosso. La musica forte e coinvolgente, i passi di danza possenti e incalzanti . A quel punto, in quel momento, le è venuto da piangere dalla commozione, si è accorta che stava piangendo perché non riusciva a sostenere l’emozione che stava provando. Chissà perché sto raccontando questo, non bisognerebbe mai parlare delle gioie della paternità, né scrivere canzoni al riguardo. Lo fa già Jovanotti. Cosa potrei dire, quindi? Che non dobbiamo smettere di credere alla bellezza delle cose, che dobbiamo emozionarci per un balletto o per una canzone? No, non lo dico, io ho smesso da sempre, guarda un po’. Potrei dire che nonostante tutto ogni età è degna di essere vissuta, ma penso anche “ma figurati”. Non c’è niente di bello a vivere questa età. Potrei dire “che figlia brava che ho”. Ma non è così, è brava perché non mi è (ancora) ostile, e pensa ancora che io sia importante, pensa ancora che le mie stupide fissazioni siano una cosa figa. Forse la mia bimba si sta preparando a un’ adolescenza confusa, incasinata, di emozioni e patimenti, di commozione e pianti. E noi con lei. È utile tutto questo? È davvero utile? Per diventare a quarant’anni come noi, un mostro come noi, una moribonda come noi? La bellezza, la commozione, la musica, è utile? 
Domande, domande, domande!

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