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Di questi giorni negli USA, come non approfittare di un po’ di vita notturna a NYC? 
Come uno può immaginare, è pieno zeppo di locali dove fanno suonare, a partire dal famoso Cafè Wha?, dove hanno suonato i nomi più grandi della cultura rock e folk americana.
Ma c’è un posticino nell’East Village, dov’è questa cosa del suonare dal vivo è direttamente in vetrina: al Rockwood Music Hall 7 giorni su 7, su 3 palchi differenti ci suonano almeno 20-30 gruppi a sera. Come resistere?
 
 

Ci siamo subito imbattuti in un certo “Deadfellow“, un piacione di Philadelphia che, come si scrive, fa: “love songs for contemporary listeners”. (Titolo peraltro del suo album del 2016, quello del 2017 giusto in uscita). 
Il tipo, capello lungo, camicia aperta con mocassino viola con paillettes, con addosso anche uno spiccata aria da cane bastonato che si accoccolerebbe alle tue gambe quando ti siedi vicino al fuoco.
“Miss California” è LA super Hit, non si riesce a smettere di ascoltarla, fa parte del nuovo album, Mescalifornia. Ma per capire meglio il personaggio, bisogna vedere il video del suo lavoro precedente.
Uno che mentre va a comprare la carne dal macellaio, gli viene in mente LA ragazza, che da titolo – I dreamed I lost my girl- è chiaro che l’abbia persa.
Insomma, non potete capire la drammaticità della situazione e della tristezza di Deadfellow fino a quando non lo vedi dal vivo e capisci che tutti sto magone c’è l’ha ancora addosso quando suona.
Ma parliamo della band: una chitarra elettrica con due pick-up modificati e con pedaliera che manco Steve Vai, con l’unica missione di “disturbare” l’ascoltatore con suoni dissonanti messi un po’ a caso.
Il basso, essenziale e sardonico come il bassista.
Batteria dritta e precisa e un pianoforte/tromba di giusto contorno e tappeto. 
E poi lui, il nostro Deadfellow, troppo timido per guardare il pubblico, con le sue chitarre canta d’ammmore e richiedere solo di essere ascoltato.
Da NYC è tutto, da questo Rockwood Music Hall, che a far suonare tutte le sere, fa anche un po’ pensare che noi musicisti a questo sogno americano e ai secchielli con su scritto “tips for the band” un poco lo si crede ancora possibile.