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E’ il 1986 e i CCCP pubblicano l’album “Affinità e divergenze tra il compagno Togliatti e noi”.
Un disco energico e rappresentativo come pochi non solo di un genere, ma anche di una società e di un disagio che non solo restano attuali, ma anche in anticipo sui tempi.




Oggi Giovanni Lindo Ferretti vive ritirato tra i suoi cavalli e le funzioni religiose sui monti dell’Appennino.
In una sua recente intervista, ha dichiarato che non ascolta più musica, non segue gli artisti, non va al cinema.

“Non studio, non lavoro, non guardo la tivù, non vado al cinema e non faccio sport” – Io sto bene 1986

Lo definisce un “rigetto d’eccesso”, dovuto al fatto che l’arte, fagocitata dai nuovi media, si è ridotta a un flusso ininterrotto di cui si può essere solo succubi.

Non sono parole morbide e come tutte quelle pronunciate da Ferretti, non sono nemmeno pronunciate di getto.

Sono figlie di una riflessione che era vera un tempo come oggi, con una differenza forse.

Un tempo esisteva l’intrattenimento usa e getta, quello consapevole di sé stesso, nato per divertire e senza pretese artistiche.
Oggi abbiamo regole e generi.
Oggi viviamo di hype, di tendenze, tormentoni e tormentati che si fanno le pulci, non per critica ma per ricerca di un posto al sole, anche se piccolo, stretto e di fianco a qualcuno di sudato.

In questo forse i CCCP e Lindo Ferretti ci avevano già visto bene, trovando nel rifiuto una forma di resistenza.

Un tempo forse il rifiuto era legato a un disagio e ad una confusione in cui si finiva isolati, oggi è invece una scelta maturata.

“Spegnere è il modo di tornare a sé” – GLF a L’Unità

Il grido di aiuto di quel brano (io sto bene, io sto male, io non so come stare) è comunque figlio di una consapevolezza che oggi sembra mancare.

In assenza di certezze, tocca farsi delle domande.

Io sto bene?