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Che cosa è l’amor, cantava un cantante ancora sorprendentemente in auge, rovina di giovani artisti e parziale sventura per la musica d’autore, tra il suo circo e le sue zampogne insostenibili. 
Che cosa è l’amor, quindi? 
L’amore è la storia personale e professionale di Virgilio Savona e Lucia Mannucci, compositore e cantante il primo, sublime cantante la seconda. 
 
 

La metà del Quartetto Cetra, da sempre per me un mito musicale. Ho sempre adorato quella inventiva così leggera e colta, così spensierata e musicale, nel senso che per me loro sono la musica, sono l’idea, sono la casetta in Canadà, sono la fantasia e lo scherzo, l’eleganza e il talento unite in quattro voci. Virgilio Savona e Lucia Mannucci erano sposati, una storia d’amore nata sulle scene, una vita vissuta tra rivista, composizione e televisione. Nel 1987, già anziani, decidono di fare un disco che si chiama “Capricci”, e già dal titolo si capisce la grande libertà dei due, un qualcosa tipo “mi voglio togliere un capriccio”. Registrano un disco in casa, tra cimeli antichi e strumenti d’epoca, e registrano con un pianoforte o poco altro. Ecco, l’amore. La tenerezza anziana e complice che ti fa registrare un disco lo-fi, non dimenticando il tuo talento, facendo una cosa solo per amore, non desiderando alcun riscontro commerciale, rinunciando alla grandiosità dei tempi andati. Questo disco è una nuvola di passione che è svanita in  tenerezza. Me lo immagino Virgilio al pianoforte, Lucia che canta, l’ amore di una vita che al tramonto, ancora una volta, un’ ultima volta, si fa musica. Ne esce un disco fatto di atmosfere surreali, classiche, amare e ciniche, tra Brassens e il recitato. In particolare segnalo una canzone che si intitola “Nove settimane e mezzo”, dove i due descrivono le gioie di un rapporto sadomaso. Io se ci penso mi commuovo davvero, perché gli amori eterni sono meglio di qualsiasi rivoluzione, come ha recentemente sostenuto Claudio Lolli in una intervista. Pensa a questi due signori che parlano di sadomaso, e poi pensa a tutti i cantanti indie che manco scopano, lo si capisce se leggi quei testi frigidi e impotenti. Te ne sei accorto, sì?
 
 
Ecco parte del testo di “Nove settimane e mezzo”
 
qualche settimana di intimità
qualche settimana in giro qua e là
cinghiate e schiaffi
pizzichi a volontà
così abbiamo raggiunto la sazietà
la felicità
 
è un vanto che sia stato
un rapporto così svelto
nel repertorio sexy il sadomaso abbiamo scelto
diciamolo agli amici più moderni e audaci
di smetterla al più presto con le moine e i baci.